Sant'Ivo di Kermartin
Da studente di legge a giudice ecclesiastico
Ivo Hélory nacque il 17 ottobre 1253 vicino a Tréguier, in Bretagna, nell'odierna Francia nordoccidentale, in una famiglia della piccola nobiltà. Studiò diritto all'Università di Parigi, uno dei grandi centri del sapere dell'Europa medievale, approfondendo sia il diritto civile sia il diritto canonico — il corpo di dottrina e procedura giuridica proprio della Chiesa — in una scuola il cui corpo studentesco, nello stesso periodo, includeva a quanto pare figure destinate a segnare la storia successiva, tra cui il filosofo Duns Scoto e lo scienziato naturalista Ruggero Bacone. Terminati gli studi, Ivo tornò in Bretagna e fu nominato "officiale", ossia giudice ecclesiastico, per il vescovo di Tréguier — un ruolo che mise direttamente a frutto la sua formazione giuridica nella risoluzione delle controversie portate davanti ai tribunali della Chiesa.
Jacob Jordaens, Sant'Ivo di Kermartin, c. 1645, Royal Museum of Fine Arts Antwerp — pubblico dominio.
L'avvocato che lavorava gratis
Ivo fu in seguito ordinato sacerdote e prese in cura parrocchie in Bretagna, ma non abbandonò mai la sua formazione giuridica. Divenne anzi noto specificamente per rappresentare in tribunale i litiganti poveri — persone che altrimenti non avrebbero mai potuto permettersi un'assistenza legale — senza farsi pagare. Si guadagnò la fama di giudice e avvocato scrupolosamente onesto in un'epoca in cui entrambe le professioni erano popolarmente, e spesso a ragione, associate alla corruzione e ai ritardi; era noto per lavorare rapidamente sui casi, per riconciliare le parti in causa fuori dal tribunale ogni volta che fosse possibile invece di lasciare che le cause si trascinassero, e per trattare con la stessa serietà i litiganti ricchi e quelli poveri.
Canonizzato nel giro di una sola generazione
Ivo morì il 19 maggio 1303, e la sua causa di canonizzazione procedette a una velocità insolita per gli standard medievali: papa Clemente VI lo dichiarò santo nel 1347, meno di mezzo secolo dopo la sua morte, sulla base di un'ampia testimonianza oculare raccolta sulla sua vita e sul suo lavoro legale gratuito a favore dei poveri — una testimonianza molto più dettagliata e vicina alla memoria viva rispetto al processo dietro molte canonizzazioni medievali precedenti. Questa rapidità e questa documentazione fanno parte di ciò che conferisce alla sua santità un tipo particolare di credibilità: la causa di canonizzazione di Ivo si basò meno su leggende lontane e più su persone che erano realmente comparse davanti a lui in tribunale e che potevano descrivere in prima persona che tipo di giudice fosse stato.
L'unico santo avvocato
Oggi Ivo è ricordato come l'unico giudice o avvocato della sua epoca, o probabilmente di qualsiasi epoca, che la Chiesa cattolica abbia mai canonizzato formalmente — un primato genuinamente distintivo tra le migliaia di santi presenti nel calendario della Chiesa. È venerato come patrono degli avvocati, della Bretagna e dei bambini abbandonati, e la sua festa cade il 19 maggio. Una filastrocca latina che circolò dopo la sua morte coglie bene quanto fosse insolita la sua reputazione già ai suoi tempi: "Sanctus Ivo erat Brito, Advocatus et non latro, Res miranda populo" — "Sant'Ivo era bretone, avvocato ma non ladro, una meraviglia per il popolo". Suona quasi come una battuta a spese della professione forense, e probabilmente lo era, ma riflette anche quanto la gente trovasse straordinario che un avvocato potesse diventare santo.






