Santo Stefano, il Protomartire

Nominato per servire alle mense, non per predicare
Stefano entra nella storia degli Atti con un ruolo quasi amministrativo: uno dei sette uomini scelti come diaconi specificamente per occuparsi del lavoro pratico di distribuire cibo e assistenza alle vedove elleniste della Chiesa di Gerusalemme, liberando gli apostoli per dedicarsi alla predicazione. È una posizione di supporto, non pubblica — eppure Stefano diventa presto noto per qualcosa di più di un semplice amministratore capace, riconosciuto per i suoi doni particolari come evangelizzatore fra le comunità giudee di lingua greca della città.
Rembrandt, "La lapidazione di santo Stefano," 1625 — dominio pubblico.
La nomina dei sette nacque da un motivo di lamentela concreto e specifico: le vedove elleniste — cristiane giudee di lingua greca, molte originarie di fuori la Giudea — venivano trascurate nella distribuzione quotidiana del cibo rispetto alle vedove di lingua aramaica, native di Gerusalemme. Invece di lasciare che la disputa si incancrenisse, gli apostoli chiesero alla comunità di scegliere sette uomini "di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza" (Atti 6,3, CEI) per occuparsene, e Stefano viene nominato per primo fra loro, descritto a parte come "uomo pieno di fede e di Spirito Santo" (Atti 6,5, CEI) — un dettaglio che già lo contraddistingue, ancor prima del processo, come qualcuno il cui ruolo avrebbe finito per superare il compito pratico che gli era stato affidato.
Una difesa che diventa un'accusa
Quella visibilità lo porta infine davanti al Sinedrio, accusato di parlare contro il Tempio e la legge ebraica. Data l'occasione di difendersi, Stefano offre invece un ampio racconto della storia della salvezza — da Abramo a Mosè fino ai profeti — che si conclude rivoltando l'accusa contro i suoi giudici, accusandoli di aver rifiutato proprio il messaggio a cui i profeti avevano sempre indicato. È, in ogni senso, una difesa che peggiora considerevolmente la sua situazione invece di migliorarla.
Il discorso di Stefano, riportato per esteso nel capitolo 7 degli Atti, è il discorso più lungo dell'intero libro, e funziona meno come una difesa legale in senso proprio che come un vero e proprio argomento teologico. Ripercorre la storia di Abramo che lascia la sua terra, di Giuseppe venduto schiavo dai propri fratelli e di Mosè che guida l'Esodo, prima di arrivare a quello che presenta come uno schema ricorrente: gli antenati d'Israele che respingono ripetutamente proprio i capi e i profeti mandati loro da Dio. Il culmine del discorso è diretto: "Uomini dalla dura cervice e incirconcisi di cuore e di orecchi, voi resistete sempre allo Spirito Santo; come i vostri padri, così anche voi" (Atti 7,51, CEI) — un'accusa diretta, pronunciata davanti allo stesso consiglio che deteneva il potere di vita e di morte su di lui, che indicava i suoi stessi giudici come l'ultimo anello di una lunga catena di resistenza a Dio.
Un perdono pronunciato mentre lo uccidevano
Condannato e trascinato fuori dalla città, Stefano viene lapidato — e le sue ultime parole registrate non sono rivolte ai suoi accusatori, ma oltre loro: "Signore Gesù, accogli il mio spirito", e poi, "Signore, non imputar loro questo peccato" (Atti 7,59-60, CEI). L'eco delle parole di Gesù sulla croce è inconfondibile e quasi certamente voluta da Luca, in quanto autore degli Atti — una morte da martire plasmata, anche nei suoi ultimi istanti, sul modello di colui per cui moriva.
Poco prima che iniziasse la lapidazione, gli Atti registrano un altro dettaglio sorprendente: Stefano, "pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio" (Atti 7,55, CEI) — e quando annuncia questa visione ad alta voce davanti al consiglio, è proprio questa affermazione, più di ogni altra cosa detta nel discorso, a sembrare ciò che scatena la reazione furiosa e definitiva della folla. La lapidazione secondo la legge ebraica dell'epoca richiedeva in genere che il condannato fosse condotto fuori dalla città, e gli Atti notano che i testimoni che deponevano contro Stefano deposero i propri mantelli ai piedi di un giovane che osservava la scena — un piccolo dettaglio logistico che si rivelerà enormemente importante per ciò che segue.
Il testimone che sarebbe stato trasformato
Gli Atti includono un ultimo dettaglio che dona alla morte di Stefano una seconda vita nella storia che segue: presente all'esecuzione, e approvandola, c'è un giovane di nome Saulo di Tarso — lo stesso Saulo che sarebbe poi diventato Paolo apostolo, uno dei missionari più influenti della cristianità. Stefano non vive abbastanza per vedere quella trasformazione. Ma la sua morte, e la sua preghiera per la stessa folla che lo uccideva, resta come uno dei primi fili che collegano il martirio di un diacono trascurato alla conversione dell'uomo che assistette alla sua morte.
La persecuzione che disperse — e diffuse — la Chiesa
La morte di Stefano non pose fine alla violenza contro la Chiesa di Gerusalemme; anzi, gli Atti la descrivono come l'innesco di una persecuzione ben più ampia, scoppiata subito dopo, che costrinse i credenti a fuggire da Gerusalemme verso le regioni circostanti della Giudea e della Samaria. Luca racconta questa dispersione con evidente ironia: la stessa violenza pensata per schiacciare il nuovo movimento finì invece per spingerne i membri verso nuovi territori, dove continuarono a predicare — un primo esempio concreto di uno schema che si sarebbe ripetuto lungo tutta la storia cristiana, in cui la persecuzione spesso diffonde una fede invece di spegnerla. Tradizionalmente considerato il primo martire della Chiesa, la festa di Stefano, il 26 dicembre, subito dopo il Natale, ha da sempre una particolare risonanza nel calendario liturgico: il giorno dopo aver celebrato la nascita di Cristo, la Chiesa si volge subito a ricordare la prima persona morta specificamente per aver proclamato la fede in lui.
Trivia
Qual era il ruolo originario di Stefano nella prima Chiesa?
Perché Stefano fu messo sotto processo?
Cosa disse Stefano mentre veniva lapidato?
Chi era presente all'esecuzione di Stefano?
Di che cosa è patrono Santo Stefano, e quando cade la sua festa?







