San Pier Damiani
Da guardiano di maiali a studioso
Pietro nacque a Ravenna nel 1007, il più giovane di una famiglia numerosa già in difficoltà a sbarcare il lunario, e secondo il suo stesso racconto successivo, il suo arrivo fu talmente sgradito che la madre per poco non si rifiutò di allattarlo. Entrambi i genitori morirono quando era ancora bambino, e uno dei fratelli maggiori, invece di provvedere alla sua istruzione, lo mise a lavorare come guardiano di maiali. Fu un altro fratello, un sacerdote di nome Damiano, a intervenire — accogliendo Pietro, organizzandone gli studi, e offrendogli una via d'uscita dalla povertà e dall'abbandono che avevano segnato i suoi primi anni. Pietro non dimenticò mai quel debito: aggiunse permanentemente il nome del fratello al proprio, motivo per cui la storia lo ricorda come Pier Damiani, e non solo con il suo nome di nascita.
Andrea Barbiani, San Pier Damiani, XVIII secolo, Biblioteca Classense, Ravenna — pubblico dominio.
Da eremita a riformatore
Quell'istruzione salvata dà i suoi frutti. Pietro divenne un insegnante molto stimato prima di orientarsi verso la vita monastica, diventando infine priore dell'eremo di Fonte Avellana, nell'Italia centrale, una comunità nota per una regola di vita esigente e austera, che Pietro stesso contribuì a rafforzare. Da quella base, crebbe fino a diventare una delle voci più incisive di quello che sarebbe stato chiamato la riforma gregoriana, il vasto sforzo dell'XI secolo per ripulire una Chiesa segnata dalla simonia — la compravendita di cariche ecclesiastiche — e da una diffusa cattiva condotta del clero. Il contributo più diretto di Pietro a quella battaglia fu il Liber Gomorrhianus, un trattato indirizzato direttamente a papa Leone IX, che condannava in termini schietti la corruzione sessuale tra il clero, lasciando poco spazio alla Chiesa istituzionale per distogliere lo sguardo.
Un cardinale riluttante
La reputazione di integrità di Pietro finì per trascinarlo, contro la sua volontà, ancora più a fondo nella politica ecclesiastica. Fu nominato cardinale vescovo di Ostia nel 1057, un incarico che accettò con vera riluttanza, preferendo la disciplina della vita eremitica alle esigenze dell'amministrazione ecclesiastica romana. Nondimeno svolse numerose delicate missioni diplomatiche per il papato negli ultimi anni della sua vita, compresi tentativi di risolvere controversie tra il clero in Francia e in Germania, prima di morire a Faenza nel 1072, mentre faceva ritorno da una di queste missioni.
Dottore della Chiesa
La festa di Pietro si celebra il 21 febbraio, e nel 1828 papa Leone XII lo proclamò Dottore della Chiesa, riconoscendo sia i suoi scritti riformatori sia l'integrità personale che dava loro peso. È una traiettoria straordinaria da riassumere in una sola frase: un bambino quasi rifiutato dal latte della propria madre, mandato dalla propria famiglia a pascolare i maiali, finisce secoli dopo annoverato tra i maestri più autorevoli della Chiesa.






