San Pier Giorgio Frassati
Il figlio di una famiglia ricca che regalava tutto in silenzio
Pier Giorgio Frassati nacque nel 1901 a Torino, in una famiglia dal peso sociale e politico non indifferente — suo padre aveva fondato e diretto uno dei principali quotidiani italiani, e in seguito fu senatore e ambasciatore. Pier Giorgio avrebbe potuto scivolare comodamente dentro una vita agiata e ben protetta. Invece, da giovane attivo nell'Azione Cattolica e nel movimento studentesco cattolico locale, spese buona parte del proprio denaro per sostenere direttamente i poveri di Torino, visitare i malati e aiutare famiglie che non avevano nulla — regalando spesso così tanto della sua paghetta, e persino il biglietto del treno o i propri abiti, da tornare a casa con meno di quanto avesse portato con sé. Tenne quasi tutto questo nascosto, senza raccontare né ai genitori, così in vista nella società torinese, né alla maggior parte dei suoi amici, fino a che punto si spingesse.
Fotografia di Pier Giorgio Frassati, entro il 1925, "Une vie en image" — pubblico dominio.
Un alpinista che scrisse il proprio motto poche settimane prima di morire
Lontano dal suo impegno caritativo, Frassati era un alpinista entusiasta e capace, e passava quanto più tempo possibile arrampicando sulle Alpi insieme agli amici dei suoi circoli studenteschi. Poche settimane prima di morire, scrisse due parole sul retro di una fotografia che lo ritraeva durante una scalata: Verso l'alto. Quella frase è diventata la più associata alla sua vita, capace di racchiudere insieme il suo amore concreto per la montagna e ciò che chi gli era vicino percepiva come un tendere costante verso l'alto, verso Dio, nel mezzo di una vita altrimenti del tutto ordinaria da studente universitario.
Colpito improvvisamente a 24 anni
Nell'estate del 1925, Frassati si ammalò di una forma fulminante e rapidissima di poliomielite, e morì nel giro di pochi giorni, a soli 24 anni. Si ritiene ampiamente, anche se non è mai stato confermato con certezza, che avesse contratto la malattia dai malati e dai poveri che assisteva regolarmente nei quartieri più difficili di Torino — una tragica ironia, se fosse davvero così, considerando quanto quell'impegno fosse stato centrale nella sua breve vita.
Un funerale che rivelò la portata della sua carità
Ciò che accadde al suo funerale è il dettaglio che tutti ricordano di più. La sua famiglia, che si aspettava una cerimonia riservata e in linea con la propria posizione sociale, trovò invece le strade di Torino gremite da una folla immensa di poveri, malati e gente umile — persone che i suoi stessi genitori non avevano mai incontrato, e di cui ignoravano persino l'esistenza nella vita del figlio. Solo allora la famiglia Frassati comprese quanto tempo, denaro e attenzione Pier Giorgio avesse silenziosamente dedicato a persone ben al di fuori della loro cerchia sociale, nessuna delle quali aveva mai nominato in casa.
Canonizzato accanto a un altro giovane laico
Pier Giorgio Frassati fu beatificato nel 1990, quando Giovanni Paolo II lo definì l'"uomo delle otto beatitudini", vedendo nella sua vita un'incarnazione dell'insegnamento di Cristo nel Discorso della Montagna. Fu canonizzato il 7 settembre 2025 da papa Leone XIV, in una cerimonia celebrata insieme a Carlo Acutis, un altro giovane laico riconosciuto santo per una vita di santità vissuta in circostanze moderne e ordinarie, non nella vita religiosa. La sua festa cade il 4 luglio, ed è oggi venerato come patrono dei giovani e degli alpinisti — un santo raro, le cui due qualità più note, l'amore per la montagna e una generosità nascosta verso i poveri, finirono per definire tanto la sua vita quanto la sua morte.
Uno studente attivo ben oltre le aule
Frassati studiò ingegneria mineraria al Regio Politecnico di Torino, un corso di studi che secondo quanto raccontava scelse appositamente per poter, con le sue stesse parole, lavorare più direttamente tra i minatori e i lavoratori poveri dopo la laurea — un dettaglio coerente con il resto della sua vita, in cui il comfort personale veniva costantemente sacrificato in favore della vicinanza a chi aveva meno. Fu profondamente coinvolto nell'Azione Cattolica, un movimento laicale internazionale che promuoveva l'impegno cattolico nella vita pubblica e sociale, ed entrò anche nel Terz'Ordine Domenicano, un'associazione laicale che permette a uomini e donne di vivere la spiritualità domenicana — preghiera, studio e servizio — senza diventare frati o suore. In quell'ordine prese il nome religioso di Girolamo, in onore del frate domenicano riformatore Girolamo Savonarola, la cui combinazione di intensa pietà personale e zelo pubblico per la riforma Frassati ammirava apertamente.
Un gruppo di amici che si chiamavano "Tipi Loschi"
Buona parte della vita alpinistica di Frassati si svolse insieme a una cerchia ristretta di amici universitari, che soprannominarono il proprio gruppo informale "Tipi Loschi" — uno scherzo su come le loro lunghe escursioni e la cameratismo chiassoso apparissero dall'esterno. Le scalate erano vere e proprie fughe dalle pressioni della vita politica e sociale torinese — suo padre fu, in vari momenti, sia fondatore di un quotidiano sia ambasciatore d'Italia in Germania, e la carriera pubblica del padre creò una reale distanza tra padre e figlio su politica e priorità. Ma la montagna non fu mai una semplice attività ricreativa per Pier Giorgio: gli amici lo ricordavano guidare preghiere improvvisate in vetta e trattare lo sforzo fisico della scalata stessa come una forma di disciplina spirituale, il che spiega perché Verso l'alto suoni, a chi lo conobbe, tanto un'istruzione letterale quanto una metafora.
Perché la canonizzazione richiese così tanto tempo
La causa di canonizzazione di Frassati si aprì decenni prima della sua effettiva santificazione, e il divario tra la beatificazione del 1990 e la canonizzazione del 2025 riflette come il processo richieda un miracolo verificato attribuito alla sua intercessione, oltre a quello già riconosciuto per la beatificazione — un requisito che può richiedere molti anni per essere soddisfatto attraverso il processo di indagine formale della Chiesa. La sua popolarità continua tra i giovani cattolici durante quella lunga attesa, specialmente attraverso i movimenti giovanili e le Giornate Mondiali della Gioventù dove la sua storia veniva raccontata di frequente, mantenne viva la sua causa nell'immaginario pubblico ben prima che Roma completasse il proprio attento esame.






