Sant'Ireneo di Lione
Un'infanzia vissuta vicino a un discepolo di un apostolo
Ireneo nacque attorno al 130, molto probabilmente a Smirne, città dell'Asia Minore (nell'odierna Turchia occidentale), e da giovane studiò sotto Policarpo, vescovo di Smirne, che secondo una tradizione solida e largamente accettata era stato discepolo diretto dell'apostolo Giovanni. Ireneo ricordò in seguito quegli anni con grande vivacità nei propri scritti, descrivendo dove Policarpo era solito sedersi e parlare, e come raccontasse le proprie conversazioni con Giovanni e con altri che avevano visto Gesù. Quel legame personale contò enormemente per il modo in cui le generazioni successive lessero Ireneo: qualunque cosa insegnasse poteva essere presentata come distante solo due passaggi dagli stessi apostoli. A un certo punto Ireneo si spostò verso ovest, nella Gallia romana, stabilendosi a Lione, dove divenne sacerdote e, dopo una persecuzione che costò la vita al vescovo precedente, fu elevato a vescovo di Lione attorno al 177 o al 178.
Incisore sconosciuto, ritratto di Sant'Ireneo di Lione, data sconosciuta — pubblico dominio (Wikimedia Commons).
Smontare gli gnostici, libro dopo libro
L'opera che definisce Ireneo è Contro le eresie, un vasto trattato in cinque libri scritto per confutare i maestri gnostici attivi in Gallia e altrove, in particolare i seguaci di Valentino, che insegnavano una complessa mitologia di emanazioni divine nascoste e una conoscenza salvifica segreta, riservata a pochi. Ireneo rispose in modo sistematico: esponendo nel dettaglio i loro insegnamenti prima di smontarli, e costruendo nel processo una delle prime argomentazioni sostenute a favore della successione apostolica, l'idea che l'insegnamento cristiano autentico potesse essere fatto risalire attraverso una catena ininterrotta di vescovi fino agli apostoli, in contrapposizione alle tradizioni segrete rivendicate da maestri gnostici privi di una simile discendenza. L'opera fu così esaustiva e così ampiamente copiata che lo "gnosticismo" come categoria di studio poggia oggi in gran parte su come Ireneo lo descrisse e lo organizzò, anche se ci è giunta integralmente solo in un'antica traduzione latina e non nel greco originale.
Dottore dell'Unità, quasi diciotto secoli dopo
Secondo la tradizione, Ireneo morì attorno al 202, forse durante una persecuzione sotto l'imperatore Settimio Severo, anche se le circostanze della sua morte non sono documentate con certezza. La sua reputazione teologica resistette nei secoli successivi, ma il riconoscimento formale come Dottore della Chiesa arrivò decisamente tardi: papa Francesco lo dichiarò Dottore il 21 gennaio 2022, attribuendogli il titolo di "Dottore dell'Unità" — un titolo scelto deliberatamente, che riflette sia la sua storica argomentazione a favore di un'autorità apostolica di insegnamento unificata, sia, più recentemente, la sua rilevanza per gli sforzi ecumenici moderni tra cristianesimo orientale e occidentale. A quella dichiarazione, Ireneo risulta il più recente Dottore della Chiesa mai proclamato.
Una frase sopravvissuta alla sua formulazione esatta
Ireneo viene oggi spesso citato con la frase "la gloria di Dio è l'uomo pienamente vivo", un'espressione ripetuta così spesso in omelie e scritti devozionali da essere frequentemente trattata come una citazione esatta. È in realtà più vicina a una parafrasi interpretativa. Ciò che resta di Contro le eresie, libro IV, capitolo 20, nella traduzione standard degli Ante-Nicene Fathers, recita: "Poiché la gloria di Dio è l'uomo vivente; e la vita dell'uomo consiste nel contemplare Dio." L'idea di fondo — che il pieno fiorire dell'uomo dia gloria a Dio — è autenticamente sua, ma il testo greco originale non si è conservato, e i lettori incontrano il passo solo attraverso l'antica traduzione. La sua festa si celebra il 28 giugno, e Lione lo onora ancora come uno dei suoi, quasi duemila anni dopo che un ragazzo di Smirne vi arrivò per diventarne vescovo.






