San Luigi
Un re cresciuto per la santità quanto per il governo
Luigi nacque nel 1214 e divenne re di Francia a soli dodici anni, nel 1226, dopo la morte improvvisa del padre, Luigi VIII. Nei primi anni del suo regno il governo effettivo restò in gran parte nelle mani della madre, Bianca di Castiglia, una reggente formidabile a cui gli storici attribuiscono in genere il merito di aver guidato il giovane regno attraverso un periodo davvero pericoloso di ribellioni nobiliari e instabilità, plasmando al tempo stesso, con evidente intensità, la formazione religiosa del figlio. Si racconta che Bianca abbia detto a Luigi, senza mezzi termini, che avrebbe preferito vederlo morto piuttosto che commettere un peccato mortale, un'affermazione severa che lasciò comunque un segno permanente nel carattere pio e disciplinato che Luigi portò con sé nel regno da adulto.
Louis Matout, ritratto di San Luigi IX di Francia, XIX secolo — pubblico dominio.
Quando Luigi assunse il pieno controllo personale del regno, ormai ventenne, la Francia era diventata una delle monarchie più stabili e potenti dell'Europa medievale, e Luigi usò quella stabilità per perseguire un ambizioso programma di riforma legale e amministrativa, accanto a un programma altrettanto ambizioso, e alla fine assai meno riuscito, di guerra crociata nel Mediterraneo orientale.
Giustizia sotto una quercia
Tra le immagini più durature associate al regno di Luigi vi è la sua pratica personale e diretta di ascoltare le petizioni legali dei sudditi, secondo la tradizione seduto sotto una quercia nella foresta reale di Vincennes, presso Parigi, dove in linea di principio qualunque suddito con una lamentela poteva avvicinarsi direttamente a lui per un giudizio, scavalcando gli strati di funzionari e cortigiani che altrimenti avrebbero potuto bloccarne l'accesso alla giustizia regia. Che questa immagine specifica rifletta una pratica letterale e abituale o una tradizione successiva in parte idealizzata, costruita attorno a una genuina abitudine di accessibilità personale, essa coglie qualcosa di reale nella reputazione che Luigi si costruì in vita, quella di un giudice insolitamente impegnato e personalmente scrupoloso.
Al di là di questa accessibilità simbolica, Luigi portò avanti riforme sostanziali dell'amministrazione regia francese, lavorando per contenere le guerre private che i nobili conducevano da tempo l'uno contro l'altro, in gran parte al di fuori del controllo regio, ampliando la disponibilità di appelli alle corti regie come alternativa alla giustizia signorile locale e introducendo misure volte a standardizzare la moneta e ridurre la corruzione tra i funzionari regi inviati ad amministrare le province. Storici medievali e moderni concordano in genere nell'attribuire a queste riforme un rafforzamento significativo dello stato di diritto nel regno, anche se la portata pratica della giustizia regia restò limitata secondo gli standard di uno Stato successivo, più centralizzato.
Due crociate, un fallimento costoso
La devozione religiosa di Luigi si estendeva a un profondo impegno personale nel movimento crociato, allora ancora un'impresa viva e, nella cristianità occidentale, ampiamente ammirata, presentata come la difesa e il recupero dell'accesso cristiano ai luoghi santi della Bibbia. Nel 1248 guidò la Settima Crociata, una campagna ambiziosa diretta inizialmente contro l'Egitto, il cui controllo delle rotte commerciali e la vicinanza alla Terra Santa lo rendevano un obiettivo strategico. Le forze di Luigi conquistarono relativamente facilmente la città portuale di Damietta, ma il successivo avanzamento verso il Cairo si concluse in disastro nella battaglia di Al Mansura nel 1250, dove l'esercito crociato subì una pesante sconfitta e lo stesso Luigi fu fatto prigioniero.
Fu infine liberato dopo il pagamento di un riscatto ingente e la resa di Damietta, e anziché tornare subito in Francia trascorse diversi anni negli stati crociati del Mediterraneo orientale, lavorando a rafforzarne le fortificazioni e a negoziare a favore delle comunità cristiane presenti prima di rientrare finalmente in patria nel 1254. Nonostante il fallimento militare della crociata, la condotta personale di Luigi durante tutta la vicenda, il suo evidente coraggio in cattività e il suo impegno costante nella causa anche dopo una battuta d'arresto così grave, non fecero che accrescere la sua reputazione di pietà e fermezza tra i contemporanei.
La Sainte-Chapelle e un'ultima crociata
La devozione religiosa di Luigi trovò espressione architettonica duratura anche nella Sainte-Chapelle, la raffinata cappella reale gotica fatta costruire all'interno del complesso del palazzo reale sull'Île de la Cité a Parigi, completata nel 1248 appositamente per custodire reliquie che Luigi aveva acquisito a costi straordinari, tra cui quella venerata come la Corona di Spine, acquistata dall'imperatore latino di Costantinopoli, allora in gravi difficoltà finanziarie. Le vetrate della cappella, tra i più splendidi esempi superstiti di vetrata del XIII secolo in tutta Europa, restano uno dei grandi monumenti dell'arte francese medievale e testimoniano l'entità delle risorse che Luigi era disposto a dedicare a custodire reliquie della Passione di Cristo.
Nel 1270, nonostante il precedente disastro in Egitto, Luigi si impegnò in una seconda spedizione crociata, l'Ottava Crociata, questa volta diretta verso Tunisi, in Nord Africa. La campagna si rivelò ancora più disastrosa della prima: poco dopo lo sbarco dell'esercito crociato presso Tunisi, una malattia, con ogni probabilità dissenteria o tifo, si diffuse nel campo, e lo stesso Luigi si ammalò gravemente e morì lì nell'agosto 1270, senza mai impegnarsi in alcuna azione militare significativa in questa ultima spedizione.
L'unico re di Francia dichiarato santo
La reputazione di santità personale di Luigi, unita all'evidente sincerità della sua pietà e al suo solido record di riforme legali, portò alla sua canonizzazione da parte di papa Bonifacio VIII nel 1297, un tempo notevolmente breve per gli standard dell'epoca, meno di trent'anni dopo la sua morte. Resta, ancora oggi, l'unico re di Francia mai formalmente canonizzato dalla Chiesa cattolica, una distinzione che ne ha fatto un riferimento duraturo nell'identità nazionale e religiosa francese, invocato nei secoli da sovrani francesi successivi desiderosi di associare il proprio regno al suo esempio. La sua festa si celebra il 25 agosto, e la Sainte-Chapelle continua a sorgere a Parigi come il monumento più visibile all'intensità della sua devozione religiosa.






