La Natività della Beata Vergine Maria
Un silenzio che i Vangeli lasciano aperto
Il silenzio quasi totale del Nuovo Testamento sulle origini di Maria contrasta notevolmente con l'ampia attenzione che i Vangeli riservano ad altri aspetti della sua vita: l'Annunciazione, la Visitazione a Elisabetta, la nascita di Gesù e la sua presenza ai piedi della croce sono tutti raccontati con un certo dettaglio. Eppure nulla, in Matteo, Marco, Luca o Giovanni, dice ai lettori chi fossero i suoi genitori, dove nacque o come fosse la sua infanzia, prima che l'annuncio di Gabriele nel Vangelo di Luca la presenti già come una giovane donna promessa sposa a Giuseppe.
Domenico Ghirlandaio, La nascita della Vergine, 1485 — pubblico dominio.
Quel vuoto lasciò un'evidente sete di conoscenza tra i primi cristiani, desiderosi di sapere di più sulla donna scelta come madre del Messia, una sete che produsse, entro uno o due secoli dall'età apostolica, un corpo di letteratura extrabiblica che tentava di colmare esattamente questi dettagli mancanti. Il più influente di questi testi fu di gran lunga il Protovangelo di Giacomo, probabilmente composto nel II secolo, un racconto che, pur non essendo mai stato accolto nel canone delle Scritture riconosciuto dalla Chiesa, esercitò un'enorme influenza sull'arte, sulla devozione e sulla tradizione liturgica cristiana per i molti secoli successivi.
Gioacchino, Anna, e una promessa dopo anni di attesa
Il Protovangelo di Giacomo indica come genitori di Maria Gioacchino e Anna, descrivendoli come una coppia ebrea devota e agiata, il cui profondo dolore era una lunga e dolorosa sterilità, condizione che portava con sé un peso sociale e religioso particolare nel contesto ebraico antico immaginato dal testo, per certi versi simile ai racconti biblici di altre donne a lungo sterili come Sara, Anna madre di Samuele ed Elisabetta. Secondo il racconto, Gioacchino, umiliato per essersi visto rifiutare l'offerta al Tempio perché privo di figli, si ritirò nel deserto a digiunare e pregare, mentre Anna, rimasta indietro, si addolorava e pregava a sua volta, finché entrambi ricevettero l'assicurazione angelica che avrebbero avuto una figlia.
Quella figlia, nata in risposta alla preghiera dopo un'attesa così lunga e dolorosa, era Maria, e l'accento posto dal racconto sull'età avanzata della coppia e sulla precedente sterilità riecheggia deliberatamente schemi biblici familiari, in cui la nascita di una figura significativa è segnata come dono speciale di Dio piuttosto che come evento ordinario, sottolineando l'importanza di Maria fin dal momento stesso del suo concepimento, ben prima che l'angelo Gabriele le apparisse da adulta. Sebbene la Chiesa non abbia mai trattato questo racconto come fatto storicamente accertato nel modo in cui tratta i Vangeli canonici, i nomi Gioacchino e Anna si sono saldamente radicati nella tradizione, nella pratica devozionale e nell'arte cristiana, sia orientale sia occidentale, nei secoli successivi, ricevendo entrambi anche una propria festa.
Una festa nata a Gerusalemme
Le origini di una specifica festa liturgica in onore della nascita di Maria risalgono a Gerusalemme, dove intorno al V o VI secolo era stata costruita una chiesa su un sito che la tradizione identificava come la casa della famiglia di Maria, presso la piscina di Betesda. La dedicazione di quella chiesa sembra aver ancorato una commemorazione liturgica annuale della nascita di Maria, diffusasi poi da Gerusalemme nella più ampia tradizione liturgica bizantina e, entro il VII secolo, anche a Roma e nella Chiesa occidentale, portata in parte dall'influenza cristiana orientale sulla liturgia romana di quel periodo.
Nell'alto Medioevo la festa era ormai saldamente affermata sia in Oriente sia in Occidente, una delle poche feste mariane, insieme all'Annunciazione, alla Purificazione e all'Assunzione, ad aver raggiunto un'osservanza autenticamente universale nel mondo cristiano, ben prima che le definizioni dottrinali dell'epoca moderna dessero ad alcune di queste stesse feste una formulazione teologica più precisa.
Perché l'8 settembre
La data dell'8 settembre per la festa deriva direttamente dall'8 dicembre, giorno in cui la Chiesa celebra l'Immacolata Concezione, che segna proprio l'inizio dell'esistenza di Maria nel grembo materno. Nove mesi dopo, nel corso ordinario di una gravidanza, viene la nascita, e il calendario liturgico della Chiesa riflette proprio questo intervallo di nove mesi collocando la sua Natività esattamente nove mesi dopo la festa precedente. Vale la pena notare che la data dell'8 dicembre e la sua associazione con l'Immacolata Concezione nel calendario precedono di molto la definizione dogmatica formale di quella dottrina, avvenuta nel 1854, il che significa che la logica liturgica che collega le due date si sviluppò organicamente nei secoli di tradizione, senza essere costruita a posteriori per adattarsi a una decisione teologica successiva.
Tradizione onorata, non trattata come Scrittura
La Chiesa cattolica ha sempre avuto cura di distinguere tra la pia tradizione conservata in testi come il Protovangelo di Giacomo e l'insegnamento vincolante contenuto nella Scrittura e nelle definizioni dogmatiche formali. I nomi Gioacchino e Anna, e i dettagli narrativi specifici che circondano la nascita di Maria, appartengono alla categoria della tradizione devozionale di lunga data, non a un dato storico accertato o a una credenza richiesta, una distinzione che la Chiesa mantiene costantemente pur continuando a celebrare la festa stessa, e pur restando numerose chiese e comunità religiose in tutto il mondo dedicate ai santi Gioacchino e Anna proprio con quei nomi. Lo stesso Protovangelo racconta in seguito la presentazione di Maria al Tempio quando era ancora bambina. La festa della Natività di Maria, celebrata l'8 settembre, celebra il punto teologico più profondo che sta sotto il racconto tradizionale: che la nascita di Maria segna una svolta decisiva e piena di speranza nella storia della salvezza, l'arrivo della donna attraverso cui la Chiesa crede che sarebbe infine giunta la tanto attesa redenzione del mondo.





