Cosa significa il sacramento del matrimonio?
Non una benedizione aggiunta a un rito
È facile immaginare la parte sacramentale di un matrimonio cattolico come qualcosa che il sacerdote aggiunge a una cerimonia altrimenti ordinaria — una benedizione spruzzata sopra promesse che significherebbero lo stesso anche senza di essa. Non è così che la Chiesa intende ciò che accade. Il Catechismo insegna che fu Cristo stesso a elevare il matrimonio dei battezzati alla dignità di sacramento (CCC 1601), il che significa che il patto tra gli sposi diventa un segno efficace di grazia, non una formalità legale con una decorazione religiosa attorno.
Raffaello, Sposalizio della Vergine, 1504 — pubblico dominio.
La parola che la Chiesa usa qui conta: alleanza, non contratto. Un contratto scambia beni o servizi e può, in linea di principio, essere sciolto dalle stesse parti che lo hanno stipulato. Un'alleanza, nel senso biblico a cui la Chiesa attinge, è un dono totale di persone l'una all'altra, modellato sulla fedeltà stessa dell'alleanza di Dio con il suo popolo — lo stesso tipo di legame che i profeti descrivono quando paragonano il rapporto di Dio con Israele a un matrimonio. Gaudium et Spes, il documento del Concilio Vaticano II sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, descrive il matrimonio come un'«intima comunità di vita e di amore» istituita dal Creatore e retta da leggi proprie, non semplicemente inventata dagli sposi per la propria convenienza (Gaudium et Spes, 48).
Chi conferisce davvero il sacramento
Ecco il dettaglio che sorprende molte persone, compresi alcuni cattolici: il sacerdote o il diacono in un matrimonio cattolico non è il ministro del sacramento. Lo sono gli sposi. La teologia sacramentale cattolica ritiene che l'uomo e la donna conferiscano l'uno all'altra il sacramento del Matrimonio attraverso il loro mutuo consenso, dato liberamente ed espresso correttamente; il sacerdote o il diacono presiede come testimone ufficiale della Chiesa e impartisce la benedizione nuziale, ma la grazia del sacramento scaturisce dall'alleanza che gli sposi stessi stabiliscono (CCC 1623).
È anche per questo che le parole del consenso — «Io prendo te come mia sposa/mio sposo... per tutti i giorni della mia vita» — portano tanto peso teologico nella cerimonia. Non sono una formalità che precede il momento «vero». Sono esse stesse l'atto sacramentale.
Una grazia per una missione specifica
Poiché il Matrimonio è un sacramento e non semplicemente un'istituzione sociale, la Chiesa insegna che esso conferisce una grazia specifica: la grazia di amarsi con l'amore con cui Cristo ha amato la sua Chiesa, e di aiutarsi a vicenda a raggiungere la santità nella vita coniugale e nell'accogliere ed educare i figli (CCC 1641). Questa viene spesso chiamata la grazia del sacramento del Matrimonio, ed è pensata come una risorsa reale e continua a cui una coppia può attingere nelle difficoltà concrete della vita coniugale — non una spinta spirituale che si esaurisce dopo il giorno delle nozze.
È anche per questo che la preparazione al matrimonio e la liturgia nuziale cattolica trattano il rapporto degli sposi come portatore di una missione che va oltre la loro stessa felicità. Gli sposi sono chiamati, nel linguaggio della Chiesa, a essere un segno visibile dell'amore fedele e fecondo di Cristo — imperfettamente, come ogni segno umano è imperfetto, ma realmente.
L'indissolubilità: il vincolo che nessuno può sciogliere
L'insegnamento della Chiesa secondo cui un matrimonio sacramentale valido e consumato non può essere sciolto da nessun potere umano (CCC 1640) è spesso la parte più difficile di questa teologia da accettare, specialmente per chi ha vissuto il dolore di un matrimonio fallito. Aiuta essere precisi su cosa la Chiesa stia dicendo e cosa no.
La Chiesa non sta dicendo che gli sposi in un matrimonio davvero distruttivo o violento debbano restare esposti a un pericolo fisico o a un danno continuo — la separazione civile, e persino il divorzio civile per motivi di sicurezza o di necessità pratica, sono considerati moralmente legittimi nei casi gravi (CCC 2383). Ciò che l'indissolubilità significa è più circoscritto e specifico: il vincolo sacramentale in sé, una volta validamente formato, non è qualcosa che uno sposo, un sacerdote, un vescovo o persino il papa possa dichiarare sciolto. Per questo la Chiesa usa gli annullamenti e non i divorzi per i propri fini interni — un annullamento non è la Chiesa che scioglie un matrimonio reale; è l'accertamento, dopo un'indagine vera e propria, che qualcosa di essenziale per un matrimonio valido (il pieno consenso, la libertà da grave costrizione, la capacità di comprendere e adempiere l'impegno) mancava fin dall'inizio, sicché in quelle nozze non si formò mai un vincolo sacramentale.
Le quattro condizioni di ogni matrimonio valido
La teologia cattolica ritiene che un autentico consenso matrimoniale comprenda quattro elementi: libertà (dato senza coercizione o grave timore), fedeltà (esclusività tra gli sposi), permanenza (l'intenzione di un impegno per tutta la vita, non un accordo di prova) e fecondità (apertura ai figli, ossia la coppia non esclude deliberatamente dal proprio consenso la possibilità di avere figli). Una coppia che, al momento del consenso, esclude deliberatamente la permanenza o i figli, o che si sposa sotto una seria pressione esterna, potrebbe non star scambiando affatto un consenso matrimoniale valido — ed è proprio questo che i tribunali ecclesiastici indagano nei casi di annullamento.
Non una teologia da organizzazione di nozze
Nulla di tutto questo riguarda fiori, location o logistica liturgica — una coppia può curare ogni dettaglio pratico della cerimonia e comunque fraintendere cosa stia realmente facendo all'altare, oppure sbagliare ogni dettaglio secondo le convenzioni ed entrare comunque in un matrimonio sacramentale pienamente valido e grazioso. Ciò che la Chiesa descrive è una teologia di cosa sia il matrimonio: due persone battezzate che diventano, attraverso il proprio libero consenso, ministre di un sacramento l'una per l'altra, entrando in un vincolo che la Chiesa crede sostenuto dalla fedeltà stessa di Dio, e ricevendo una grazia specifica per vivere un amore fedele, fecondo e per tutta la vita, che rispecchia qualcosa di più grande di loro due.





