Le porte del Battistero di Firenze: le porte che Michelangelo chiamò del Paradiso
Un concorso che diede avvio a un'epoca
Il Battistero di San Giovanni a Firenze, un edificio ottagonale che sorge direttamente di fronte al duomo cittadino, era già antico di secoli e profondamente caro ai fiorentini quando la corporazione dei mercanti di lana responsabile della sua manutenzione decise, nel 1401, di commissionare un secondo paio di porte bronzee. Organizzarono un concorso, invitando i principali giovani scultori a presentare un pannello a rilievo in bronzo raffigurante il Sacrificio biblico di Isacco, un soggetto scelto in parte per la sua tensione drammatica e in parte come sfida tecnica, poiché fondere un rilievo bronzeo con dettagli figurativi fini richiedeva una vera maestria. Tra i partecipanti c'era Filippo Brunelleschi, che sarebbe poi diventato l'architetto della celebre cupola del duomo, ma i giudici scelsero il pannello presentato da un giovane orafo di nome Lorenzo Ghiberti. Gli storici dell'arte hanno a lungo trattato questo concorso, e la vittoria di Ghiberti, come un marcatore simbolico dell'apertura del Rinascimento fiorentino nelle arti visive.
Lorenzo Ghiberti, east doors of the Florence Baptistery ("Gates of Paradise"), 1425-1452. Photograph, 1855 — public domain.
Due paia di porte, a decenni di distanza
Il rapporto di Ghiberti con le porte del Battistero non si concluse con una singola commissione. Il suo primo grande progetto, le porte nord, lo impegnò dal 1403 al 1424, raffigurando ventotto scene della vita di Cristo e i quattro Evangelisti e Padri della Chiesa, lavorando ancora entro uno stile visivo strettamente legato alle persistenti convenzioni gotiche del periodo. Fu solo con la sua seconda commissione, le porte est — iniziate nel 1425 e completate solo nel 1452, poco prima della morte nel 1455 — che Ghiberti abbracciò pienamente il nuovo linguaggio artistico della prospettiva lineare, dell'inquadratura architettonica classica e delle figure profondamente modellate che definiscono lo stile maturo del primo Rinascimento. Invece dei ventotto pannelli quadrilobati più piccoli delle porte nord, ridusse le porte est a soli dieci pannelli quadrati più grandi, dando a ogni scena veterotestamentaria uno spazio considerevolmente maggiore per sviluppare composizioni narrative complesse e multifigurate, combinando alto e basso rilievo.
Scene dell'Antico Testamento rese con nuova profondità
Ciascuno dei dieci pannelli sulle porte est racconta una storia distinta dell'Antico Testamento — dalla Creazione e la storia di Adamo ed Eva, passando per Noè, Abramo e Isacco, Giacobbe ed Esaù, Giuseppe in Egitto, Mosè che riceve la Legge, Giosuè a Gerico, il regno di Davide, e infine Salomone e la Regina di Saba. Ciò che distinse questi pannelli dalla scultura a rilievo precedente fu l'uso sicuro da parte di Ghiberti del sistema matematico di prospettiva lineare, di nuovo sviluppo, per creare illusioni convincenti di uno spazio pittorico profondo all'interno di un rilievo bronzeo fisicamente sottile, combinando sfondi architettonici, gruppi di figure sovrapposte e profondità di scultura variabili per suggerire un mondo tridimensionale che si allontana. La tecnica correva parallela a esperimenti che avvenivano simultaneamente nella pittura fiorentina, e i lettori curiosi di come questa stessa rivoluzione prospettica si sia manifestata su una parete piatta invece che nel bronzo possono apprezzare il nostro articolo sull'affresco della Trinità di Masaccio, dipinto negli stessi decenni in cui Ghiberti era ancora al lavoro su queste porte.
Ventisette anni su un'unica commissione
La pura durata del progetto delle porte est è di per sé notevole: quasi tre decenni di lavoro sostenuto, che coinvolsero un'ampia bottega di assistenti, apprendisti e fonditori specializzati che operavano sotto la direzione di Ghiberti, poiché un progetto di questa scala e complessità tecnica non poteva essere completato da una sola persona. Lo stesso Ghiberti scrisse in seguito un resoconto della propria carriera che enfatizzava il proprio giudizio artistico personale e la propria maestria artigianale, un gesto insolitamente autoconsapevole per l'epoca che riflette lo status crescente dei singoli artisti durante il primo Rinascimento, in allontanamento dal modello più anonimo dell'artigiano di corporazione dell'arte medievale precedente. Tra le figure notevoli che si formarono o lavorarono nella bottega di Ghiberti nel corso dei decenni figurava, almeno brevemente, un giovane Donatello, collegando le porte direttamente alla più ampia rete di scultori che stavano rimodellando l'arte fiorentina in questo periodo.
Conservazione e trasferimento al chiuso
Entro il XX secolo, la superficie bronzea dorata delle porte, esposta all'aria aperta di Piazza del Duomo per oltre cinquecento anni, aveva subito un deterioramento visibile dovuto all'inquinamento, alle intemperie e a una grave alluvione del 1966 che colpì Firenze e danneggiò diversi pannelli. I restauratori intrapresero un ampio sforzo di restauro durato decenni, e a partire dagli anni 1990 i pannelli originali furono rimossi permanentemente dallo stesso Battistero e trasferiti in un'esposizione controllata al chiuso presso il Museo dell'Opera del Duomo, con una replica bronzea precisa installata sull'edificio per preservare la familiare presenza pubblica delle porte sulla piazza. I visitatori di oggi possono osservare da vicino, al chiuso, gli originali meticolosamente restaurati, cogliendo dettagli della doratura e della fine modellazione superficiale che sarebbero stati molto più difficili da apprezzare nella collocazione esterna originaria delle porte.
Un monumento fondamentale della scultura rinascimentale
A oltre sei secoli dal concorso del 1401 che diede il via a tutto, le Porte del Paradiso restano una delle opere di riferimento usate per segnare la transizione dall'arte tardo-gotica a quella rinascimentale a Firenze. Rappresentano non solo un traguardo tecnico straordinario nella fusione e doratura del bronzo, ma un autentico salto concettuale nel modo in cui la scultura poteva organizzare spazio, narrazione e figura all'interno di una cornice fisica fissa. Ghiberti trascorse gran parte della propria vita lavorativa su questi due paia di porte, e i risultati hanno più che giustificato il celebre e entusiastico giudizio di Michelangelo.




