Santa Giovanna Francesca di Chantal, Religiosa
Un matrimonio interrotto
Jeanne-Françoise Frémyot nacque a Digione nel 1572, in una prominente famiglia di giuristi francesi: il padre era presidente del parlamento regionale. A vent'anni sposò Christophe de Rabutin, barone di Chantal, e il matrimonio che ne seguì fu, secondo la maggior parte delle testimonianze, autenticamente felice, con sei figli nati, due dei quali morti in tenera età. Gestì le proprietà di famiglia con evidente competenza e divenne nota localmente per la sua opera caritatevole tra i poveri della campagna circostante, un'abitudine di generosità concreta che l'avrebbe accompagnata per il resto della vita.
Corrado Giaquinto, ritratto di santa Giovanna Francesca di Chantal, XVIII secolo — pubblico dominio.
Quella stabilità finì bruscamente nel 1601, quando il marito rimase mortalmente ferito in un incidente di caccia, colpito da un amico che lo aveva scambiato per selvaggina. Sopravvisse dolorosamente per alcuni giorni prima di morire, e Giovanna, appena ventottenne, restò vedova con quattro figli superstiti e, per un certo periodo, sotto il peso crescente di un suocero difficile che la costrinse a gestire i suoi affari in condizioni gravose. Sopportò quella situazione per diversi anni, proseguendo le sue opere caritatevoli e la sua devozione privata, prima che le circostanze la mettessero in contatto con l'uomo che avrebbe cambiato il corso della sua vita.
Un sermone, una visione, un'alleanza spirituale
Nel 1604 Giovanna si recò a Digione durante la Quaresima e ascoltò un vescovo in visita predicare un ciclo di sermoni. Quel vescovo era Francesco di Sales, già noto per il suo approccio mite e accessibile alla santità e per i successi ottenuti riconquistando alla fede cattolica la regione dello Chablais, vicino a Ginevra. Giovanna raccontò in seguito di averlo riconosciuto da una precedente visione interiore che credeva di aver ricevuto, dell'uomo che sarebbe diventato la sua guida spirituale, e lo cercò, chiedendogli di assumere la direzione della sua vita spirituale.
Francesco acconsentì, dapprima con cautela, e i due iniziarono una corrispondenza e un'alleanza spirituale che sarebbe durata fino alla morte di lui, nel 1622. Il loro rapporto, ampiamente documentato dalle lettere superstiti, fu tanto di rispetto reciproco e sincera amicizia quanto di formale direzione spirituale, e plasmò profondamente le vicende successive di entrambi. Le stesse opere scritte di Francesco, tra cui l'influente Introduzione alla vita devota, si svilupparono in parte a partire dalla guida che aveva offerto per primo a Giovanna e ad altri laici in cerca di un cammino verso la santità che non richiedesse di abbandonare del tutto la vita ordinaria.
Lasciare i figli per fondare un ordine
Nel 1610 Francesco e Giovanna avevano definito insieme il progetto di fondare una nuova comunità religiosa, pensata con uno scopo specifico e, per l'epoca, insolito: accogliere donne la cui età, fragilità fisica o circostanze familiari le avrebbero escluse dagli ordini contemplativi più rigidi e fisicamente esigenti allora disponibili, come i Carmelitani. La nuova comunità, l'Ordine della Visitazione di Santa Maria, prese il nome dalla scena evangelica della visita di Maria alla cugina Elisabetta, ponendo l'accento sul servizio caritatevole e su una regola di vita contemplativa più moderata, anziché sull'austerità estrema comune altrove.
Lasciare la famiglia per fondare l'ordine non fu semplice. Il figlio quindicenne di Giovanna, Celse-Bénigne, disperato per la partenza della madre, si sarebbe steso di traverso sulla soglia di casa per impedirle fisicamente di uscire, e Giovanna, in lacrime ma risoluta, lo avrebbe scavalcato piuttosto che tornare indietro. È uno degli episodi più vividi e più spesso raccontati della sua vita, che coglie insieme il costo reale della sua decisione e la profondità della convinzione che la sostenne oltre quel momento. La figlia più piccola, ancora bambina, la accompagnò per un certo tempo nella nuova comunità prima di essere infine cresciuta altrove, mentre gli altri figli furono affidati a parenti.
Una regola plasmata dalla misericordia
L'ordine della Visitazione che Giovanna e Francesco fondarono insieme ad Annecy nel 1610 crebbe costantemente nei decenni successivi, diffondendosi ben oltre la casa fondatrice originaria in decine di comunità in tutta la Francia e, in seguito, anche oltre i suoi confini. Giovanna ne fu superiora per gran parte del resto della sua vita, sovrintendendo all'espansione dell'ordine, scrivendo ampiamente sulla vita spirituale per le sue sorelle, e proseguendo la sua corrispondenza con Francesco fino alla morte di lui.
I suoi ultimi anni portarono considerevoli sofferenze personali, tra cui la morte di diversi nipoti e altri familiari, prove che sopportò, secondo la testimonianza di chi le era vicino, con la stessa fede stabile e concreta che aveva segnato tutta la sua vita fin dall'inizio. Morì nel 1641, avendo visto l'ordine da lei co-fondato ormai saldamente affermato come forza significativa nella vita religiosa francese. Papa Clemente XIII la canonizzò nel 1767, e la sua festa cade il 12 agosto. La figlia di sua nipote, Madame de Sévigné, sarebbe diventata una delle più celebri epistolografe della letteratura francese, un filo indiretto ma degno di nota che collega la discendenza di Giovanna a un'altra forma di eredità scritta duratura.






