La transustanziazione spiegata: cosa credono i cattolici sull'Eucaristia

Nulla, nel pane, cambia agli occhi, al palato o a un'analisi di laboratorio — ed è esattamente questo il punto. L'insegnamento cattolico ritiene che al momento della consacrazione durante la Messa l'intera sostanza del pane e del vino sia mutata nel Corpo e nel Sangue di Cristo, mentre ogni proprietà fisica misurabile — aspetto, gusto, consistenza, composizione chimica — resta esattamente quella di prima. La Chiesa chiama questo mutamento transustanziazione, ed è una delle dottrine cattoliche più fraintese, scambiata spesso per un puro simbolismo da una parte o per l'affermazione di un cambiamento visibile e rilevabile dall'altra. Non è né l'una né l'altra cosa.
The Last Supper — Institution of the Eucharist
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La parola, e perché non è solo gergo teologico

«Transustanziazione» è un composto del latino trans- («oltre» o «mutamento») e substantia («sostanza»). La parola può suonare come un meccanismo scolastico intimidatorio, ma l'idea che essa nomina fa parte della fede cristiana sull'Eucaristia fin dai primi secoli — il termine specifico venne semplicemente adottato più tardi, al quarto Concilio Lateranense nel 1215, per dare un linguaggio filosofico preciso a qualcosa che la Chiesa già credeva e celebrava a ogni Messa. Il Concilio di Trento, rispondendo direttamente alle sfide dell'epoca della Riforma, riformulò con cura questa fede: «per la consacrazione del pane e del vino avviene la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del corpo di Cristo nostro Signore... Questo mutamento la santa Chiesa cattolica lo ha chiamato convenientemente e propriamente transustanziazione» (citato in CCC 1376).

Un pannello rinascimentale raffigura Cristo che istituisce l'Eucaristia durante l'Ultima Cena, spezzando il pane e offrendo il calice agli apostoli seduti.

Ercole de' Roberti, L'istituzione dell'Eucaristia, fine del XV secolo, National Gallery, Londra — pubblico dominio.

Sostanza e accidenti: la distinzione che fa tutto il lavoro

Per capire cosa si affermi davvero, aiuta conoscere il vocabolario filosofico che la Chiesa ha ripreso — in gran parte dalla filosofia aristotelica sviluppata da teologi come san Tommaso d'Aquino — per spiegarlo. La «sostanza» indica ciò che una cosa fondamentalmente è, la sua realtà sottostante. Gli «accidenti» (chiamati talvolta «specie») indicano le sue proprietà osservabili e misurabili: colore, gusto, peso, struttura chimica, tutto ciò che un laboratorio potrebbe rilevare.

L'insegnamento cattolico ritiene che, al momento della consacrazione, la sostanza del pane e del vino muti interamente nel Corpo e nel Sangue di Cristo, mentre gli accidenti — tutto ciò che è fisicamente osservabile — restano esattamente quelli del pane e del vino. Nulla cambia al microscopio, sulla lingua o in un'analisi chimica, perché questi strumenti misurano solo gli accidenti, mai la sostanza. È esattamente per questo che la Chiesa respinge la caricatura comune per cui i cattolici crederebbero di mangiare tessuto umano rilevabile: la dottrina nega esplicitamente che avvenga alcun mutamento fisico, mentre afferma che la realtà più profonda di ciò che è presente è mutata completamente (cfr. CCC 1374-1377).

Il fondamento biblico dell'affermazione

Il punto di partenza della dottrina sono le parole di Cristo stesso all' Ultima Cena, mentre istituisce l'Eucaristia la notte prima della sua crocifissione. Prendendo il pane, disse: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo», e sul calice: «questo è il mio sangue dell'alleanza» (Matteo 26,26-28) — un linguaggio che la Chiesa ha sempre letto come intenzionale e letterale, non un semplice gesto poetico verso il ricordo o il simbolo.

L'altro pilastro è il capitolo 6 di Giovanni, dove Gesù dice a una folla: «La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda» (Giovanni 6,55), insistendo sul punto anche quando scandalizza molti ascoltatori. Il Vangelo racconta che «molti dei suoi discepoli... tornarono indietro e non andavano più con lui» dopo questo insegnamento (Giovanni 6,66) — e in modo significativo, Gesù non li richiama indietro per chiarire che intendesse solo un simbolo, un dettaglio che la Chiesa ha sempre considerato prova che la lettura letterale fosse quella voluta, dato che un insegnamento puramente figurato sarebbe stato un malinteso facile da correggere.

Cosa accade davvero a Messa

Durante la Messa, nel momento chiamato consacrazione, il sacerdote ripete le parole di Cristo sul pane e sul vino — «Questo è il mio corpo... questo è il mio sangue» — agendo, secondo l'insegnamento cattolico, in persona Christi, nella persona di Cristo, non semplicemente narrando un evento del passato. Il Catechismo descrive il risultato come una presenza «reale» «nel senso pieno della parola»: Cristo «tutto intero», presente «col suo corpo, col suo sangue, con la sua anima e la sua divinità», sotto quelle che continuano ad apparire come ordinarie specie di pane e vino (cfr. CCC 1374, citando il Concilio di Trento). È questa la Presenza reale, ed è il motivo per cui i cattolici genuflettono verso il tabernacolo dove sono custodite le ostie consacrate, e perché l'adorazione eucaristica — la preghiera silenziosa davanti all'ostia consacrata esposta in un ostensorio — è una pratica devozionale rilevante nella vita cattolica.

Come questo si differenzia da altre visioni cristiane della Comunione

Questa è una delle linee dottrinali più nette che separano il cristianesimo cattolico da quello protestante, discussa più diffusamente in Cattolici e protestanti: le differenze principali. Molte tradizioni protestanti, seguendo riformatori come Zwingli, sostengono una visione simbolica o commemorativa: il pane e il vino rappresentano il corpo e il sangue di Cristo senza diventarli in alcun senso sostanziale. Altre, in particolare la tradizione dello stesso Martin Lutero e alcune correnti anglicane, affermano una presenza reale e autentica di Cristo nell'Eucaristia senza adottare lo specifico impianto aristotelico di sostanza e accidenti che caratterizza la transustanziazione così come la definisce la Chiesa cattolica — una presenza reale ma spiegata diversamente, non puramente simbolica.

Perché la dottrina conta oltre la lezione di filosofia

Nulla di tutto ciò viene presentato dalla Chiesa come metafisica astratta fine a se stessa. La posta in gioco, per la fede cattolica, è che la Comunione non sia anzitutto un ricordo o un simbolo del sacrificio di Cristo, ma un incontro reale con lo stesso Cristo che è morto e risorto — ricevuto, come dice il Catechismo, come «fonte e culmine di tutta la vita cristiana» (cfr. CCC 1324). È questo il peso dietro il linguaggio attento e preciso di sostanza e accidenti: non un tentativo di complicare un rito semplice, ma un tentativo di dire, con la massima esattezza che il linguaggio consente, ciò che la Chiesa ha creduto accadere sull'altare fin dalle sue primissime celebrazioni della Cena del Signore.

Trivia

Cosa significa davvero transustanziazione?
Significa che l'intera sostanza — la realtà sottostante — del pane e del vino viene mutata nel Corpo e nel Sangue di Cristo al momento della consacrazione, mentre le apparenze esteriori (chiamate «specie» o «accidenti»: colore, gusto, forma, consistenza) restano quelle del pane e del vino. Il Concilio di Trento dichiarò che questo mutamento è «convenientemente e propriamente chiamato dalla santa Chiesa cattolica transustanziazione» (citato in CCC 1376).
I cattolici credono di mangiare carne umana letterale?
No — è un fraintendimento comune. L'insegnamento cattolico ritiene che Cristo sia presente «tutto intero», corpo, sangue, anima e divinità, in modo sacramentale, non che il pane diventi carne in senso rilevabile dalla biologia o dalla chimica (cfr. CCC 1374, 1413). La distinzione filosofica è tra sostanza (ciò che una cosa fondamentalmente è) e accidenti (le sue proprietà osservabili) — la sostanza cambia; gli accidenti del pane e del vino restano.
Da dove viene questo insegnamento nella Bibbia?
Anzitutto dalle parole di Cristo stesso all'Ultima Cena: «Questo è il mio corpo... questo è il mio sangue» (Matteo 26,26-28), e da Giovanni 6, dove Gesù insiste, dopo che molti discepoli si scandalizzano: «La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda» (Giovanni 6,55) — un linguaggio che la Chiesa legge come volutamente letterale e non semplicemente figurato, tanto più che Gesù lasciò andare via i discepoli piuttosto che addolcire l'affermazione.
Tutti i cristiani credono nella transustanziazione?
No — è una delle linee dottrinali più nette tra cristianesimo cattolico e protestante. Molte tradizioni protestanti sostengono una visione simbolica o commemorativa della Comunione, mentre altre (in particolare quella luterana e alcune anglicane) affermano una presenza reale di Cristo nell'Eucaristia senza adottare lo specifico impianto filosofico della transustanziazione così come definito dalla Chiesa cattolica.
Quando la Chiesa ha formalmente definito questo insegnamento?
Il termine «transustanziazione» fu adottato formalmente al quarto Concilio Lateranense nel 1215, e la dottrina fu riaffermata e difesa in dettaglio al Concilio di Trento (1545-1563) in risposta alle sfide dell'epoca della Riforma — anche se la fede nella presenza reale di Cristo nell'Eucaristia risale ai primissimi secoli del culto cristiano, ben prima che il termine specifico venisse coniato.
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