La Regalità della Beata Vergine Maria
Un'immagine più antica della festa
Molto prima che un papa istituisse formalmente una festa per essa, l'immagine di Maria come regina incoronata aveva già saturato per oltre mille anni l'arte e la devozione cristiana. I primi mosaici bizantini la raffiguravano in trono con vesti imperiali, attingendo direttamente al linguaggio visivo della corte romana e poi bizantina per esprimere il suo status eccelso di Madre di Dio. L'arte medievale europea proseguì ampiamente questa tradizione, e già nell'alto Medioevo le immagini dell'incoronazione della Vergine, che mostrano Cristo o la Trinità mentre pongono una corona sul capo di Maria, erano diventate uno dei soggetti più comuni nella pittura e nella scultura religiosa occidentale.
Diego Velázquez, L'incoronazione della Vergine, 1635–1636 — pubblico dominio.
Il rosario stesso, nella sua forma tradizionale, chiude l'ultima serie di misteri con l'Incoronazione di Maria Regina del Cielo e della Terra, una pratica devozionale che precede qualunque insegnamento formale della Chiesa che definisca il titolo con precisione teologica. Anche inni popolari che si rivolgono a Maria come regina, tra cui l'antico Regina Caeli cantato nel tempo pasquale, facevano ormai parte da secoli del culto cattolico ordinario. In questo senso, la definizione novecentesca della regalità di Maria non introdusse un'idea nuova, quanto piuttosto diede forma teologica formale e una data liturgica fissa a un titolo che i fedeli già usavano nella preghiera e nell'arte per la maggior parte della storia cristiana.
Ad Caeli Reginam
Papa Pio XII, che aveva definito dogma l'Assunzione di Maria nel 1950, tornò sulla dottrina mariana nel 1954, pubblicando l'enciclica Ad Caeli Reginam, "Alla Regina del Cielo", che istituì formalmente la festa della Regalità di Maria ed espose in forma sistematica il ragionamento teologico alla base del titolo. Il momento non fu casuale: il 1954 segnava il centenario della definizione dell'Immacolata Concezione, e Pio XII inquadrò esplicitamente la nuova enciclica come una continuazione di quell'insegnamento mariano precedente, insieme all'Assunzione definita quattro anni prima.
L'enciclica fonda la regalità di Maria sulla sua relazione unica con Cristo, descritto in tutta la Scrittura e nella tradizione cristiana come Re, sostenendo che, così come la madre di un re terreno occupava tradizionalmente una posizione onorata, seppur subordinata, a corte, così Maria occupa una posizione onorata in relazione alla regalità eterna del Figlio. Pio XII fu attento a precisare in ogni punto che il ruolo regale di Maria è interamente derivato dalla regalità di Cristo stesso, e non un'autorità indipendente, una distinzione che la Chiesa ha sempre mantenuto per tenere la devozione mariana chiaramente subordinata al culto dovuto a Dio solo.
La regina madre dell'antico Israele
Tra i fondamenti biblici citati per il titolo, uno dei più interessanti dal punto di vista storico è l'antica istituzione israelitica della ghebirah, la regina madre, una posizione di reale influenza alla corte reale di Giuda, distinta da quella di qualunque moglie del re. Passi dell'Antico Testamento che descrivono re come Salomone mentre accoglie la madre Betsabea inchinandosi e facendola sedere alla propria destra sono citati dai teologi cattolici come un modello veterotestamentario illustrativo, che trova un'eco tipologica più piena nella relazione di Maria con Cristo, il definitivo Figlio di Davide.
L'annuncio dell'angelo Gabriele a Maria nel Vangelo di Luca, secondo cui suo figlio avrebbe ricevuto il trono del padre Davide e avrebbe regnato per sempre sulla casa di Giacobbe, è a sua volta letto dalla tradizione cattolica come implicito, pur senza affermarlo esplicitamente, riconoscimento di un posto d'onore per la madre di quel re eterno. La visione dell'Apocalisse di una donna vestita di sole e coronata di dodici stelle, pur intesa da molti biblisti principalmente come simbolo della Chiesa o di Israele, è stata anch'essa a lungo applicata dalla tradizione devozionale e omiletica cattolica a Maria, a rafforzare la stessa immagine regale, sebbene questa lettura sia più devozionale che di stretta esegesi biblica.
Una festa legata all'Assunzione
Quando la festa fu istituita nel 1954, Pio XII l'assegnò al 31 maggio, allora ultimo giorno del mese di maggio tradizionalmente dedicato alla devozione mariana nella pratica cattolica. In seguito alle riforme del calendario liturgico successive al Concilio Vaticano II, la festa fu spostata al 22 agosto, collocata deliberatamente come ottava, l'ottavo giorno, dell'Assunzione del 15 agosto.
Quella collocazione non fu casuale. Fissando la festa della Regalità esattamente una settimana dopo l'Assunzione, il calendario riformato traccia un collegamento teologico diretto e intenzionale tra le due feste: la regalità di Maria è presentata come conseguenza, immediatamente successiva, della sua glorificazione corporea in cielo celebrata all'Assunzione. Le due feste, prese insieme, formano un'unica affermazione coerente sul destino ultimo di Maria secondo l'insegnamento cattolico: il suo corpo elevato alla gloria celeste e il suo ruolo di regina onorato in relazione alla regalità eterna del Figlio.
Un titolo condiviso tra le tradizioni
L'immagine di Maria incoronata regina non è esclusiva della Chiesa cattolica romana; le Chiese ortodosse orientali e le Chiese cattoliche orientali si sono a lungo rivolte a lei con titoli analoghi nelle proprie tradizioni liturgiche, pur senza una festa formalmente definita che corrisponda alla data occidentale di agosto. L'inno acatisto, uno dei tesori più preziosi della devozione mariana bizantina, saluta ripetutamente Maria con un linguaggio di onore regale, e l'iconografia ortodossa sviluppò proprie convenzioni visive per rappresentare la sua gloria celeste secoli prima che gli artisti occidentali fissassero la scena dell'incoronazione come soggetto standard. Questo istinto condiviso tra tradizioni liturgiche per il resto distinte è parte di ciò a cui Pio XII fece riferimento nella Ad Caeli Reginam come prova che il titolo rifletteva qualcosa che tutto il cristianesimo, orientale e occidentale, aveva riconosciuto in forme diverse, e non una pura innovazione cattolica occidentale del Novecento.
Pregare il titolo oggi
Nella vita devozionale cattolica ordinaria, la Regalità di Maria compare più spesso non nella festa di agosto in sé, ma in preghiere recitate molto più di frequente: la Salve Regina, recitata alla fine del rosario e tradizionalmente dopo la Messa bassa per secoli prima del Concilio Vaticano II, la chiama direttamente "vita, dolcezza e speranza nostra", e le Litanie Lauretane ripetono il titolo "regina" più di una dozzina di volte tra le varie invocazioni: regina degli angeli, regina dei patriarchi, regina di tutti i santi, regina della pace. Per la maggior parte dei cattolici, dunque, la teologia formale esposta in un'enciclica papale della metà del Novecento diede semplicemente forma dottrinale precisa a un linguaggio che già pregavano, settimana dopo settimana, senza necessariamente fermarsi a chiedersi da dove venisse il titolo o che cosa, esattamente, la Chiesa intendesse usandolo.





