San Giovanni XXIII, Papa
Il figlio di contadini diventato diplomatico
Angelo Giuseppe Roncalli nacque nel 1881 a Sotto il Monte, un villaggio sulle colline vicino a Bergamo, uno di tredici figli di una famiglia di mezzadri senza ricchezza né influenza. Quel background rimase visibile in lui per tutta la vita, anche quando la sua carriera lo portò lontanissimo da una cascina di Bergamo, tanto quanto la Chiesa potesse mandare un uomo. Ordinato sacerdote nel 1904, Roncalli trascorse i primi anni come insegnante di seminario e segretario diocesano prima che il Vaticano lo indirizzasse verso il servizio diplomatico, un percorso che avrebbe occupato gran parte della sua vita lavorativa e formato gli istinti che avrebbe poi portato al papato.
Fotografia di papa Giovanni XXIII, 1959, archivio del Patriarcato di Venezia — pubblico dominio
Roncalli servì come delegato apostolico in Bulgaria negli anni Venti e Trenta, poi in Turchia e Grecia, e fu durante questo periodo — negli anni della Seconda guerra mondiale, mentre era di stanza a Istanbul — che corse rischi personali reali per aiutare i profughi ebrei a sfuggire alla deportazione nazista. Sfruttando la propria posizione diplomatica, organizzò visti di transito e rilasciò certificati di battesimo che offrivano a famiglie ebree una copertura per attraversare i confini e raggiungere la salvezza, un'opera a cui gli storici hanno da allora attribuito il salvataggio di migliaia di vite. Ne parlò raramente lui stesso negli anni successivi, considerandola meno un'eccezione eroica che la cosa evidentemente giusta da fare.
Un'elezione inattesa
Dopo la guerra, Roncalli servì come nunzio apostolico in Francia, muovendosi tra le delicate dinamiche postbelliche del cattolicesimo francese, prima di essere creato cardinale e nominato Patriarca di Venezia nel 1953. Fu da quell'incarico, a 76 anni, che entrò nel conclave seguito alla morte di papa Pio XII nell'ottobre del 1958. Il conclave rimase bloccato per undici scrutini tra candidati più forti e più giovani, e Roncalli emerse come scelta di compromesso — letta all'epoca dagli osservatori come una selezione sicura e transitoria, destinata a un papato breve e privo di grandi scossoni.
Quella lettura si rivelò quasi del tutto sbagliata. Roncalli prese il nome di Giovanni XXIII, riportando in uso un nome non scelto da un papa da oltre cinque secoli, e fin dai primi mesi mostrò un istinto per il contatto diretto e non protocollare con la gente comune che spiazzò un Vaticano abituato a stili papali più formali. Fece visite a sorpresa a ospedali romani e, memorabilmente, al carcere di Regina Coeli, dicendo ai detenuti che, poiché non potevano venire da lui, era venuto lui da loro — una frase che circolò ampiamente e contribuì a consolidare la sua fama di «il Papa buono», soprannome che gli è rimasto da allora.
Convocare un concilio che nessuno si aspettava
Il 25 gennaio 1959 — appena tre mesi dopo l'elezione — Giovanni XXIII annunciò a un piccolo gruppo di cardinali l'intenzione di convocare un concilio ecumenico, un raduno dei vescovi cattolici del mondo di un tipo che non si teneva dal Concilio Vaticano I, quasi un secolo prima. L'annuncio colse di sorpresa perfino i più alti funzionari vaticani; non vi era stata una pressione chiara dall'interno della Chiesa che lo richiedesse, e molti ritenevano che il papa «di transizione» avrebbe dedicato gli anni restanti ad affari più modesti.
Il Concilio Vaticano II si aprì l'11 ottobre 1962, con più di duemila vescovi da tutto il mondo riuniti nella basilica di San Pietro. Giovanni XXIII ne definì lo scopo con una parola diventata celebre — aggiornamento — esprimendo la sua convinzione che la Chiesa dovesse aprire le proprie finestre al mondo moderno anziché limitarsi a ripetergli vecchie formule. Non visse abbastanza per vederne la conclusione; morì il 3 giugno 1963, meno di un anno dopo l'apertura, e toccò al suo successore, papa Paolo VI, portare a termine le quattro sessioni fino alla chiusura nel 1965. I documenti del concilio rimodellarono la liturgia cattolica, il suo rapporto con le altre confessioni cristiane e con le altre religioni del mondo, e la sua comprensione del ruolo dei laici — cambiamenti ancora oggi attivamente discussi e dibattuti nella Chiesa.
Encicliche e una fama duratura
Anche nel suo breve pontificato, Giovanni XXIII lasciò un'eredità scritta notevole. La sua enciclica del 1961 Mater et Magistra affrontò l'insegnamento sociale cattolico sulla giustizia economica e sul divario crescente tra nazioni ricche e povere, mentre Pacem in Terris, pubblicata nell'aprile 1963, appena due mesi prima della sua morte, trattò la pace mondiale e i diritti umani nei tesi primi anni della Guerra Fredda — rivolta, va notato, non solo ai cattolici ma «a tutti gli uomini di buona volontà», un destinatario insolitamente ampio per un'enciclica papale di quel periodo.
Giovanni XXIII fu beatificato da papa Giovanni Paolo II nel 2000, e il 27 aprile 2014 papa Francesco lo canonizzò in una cerimonia congiunta insieme a Giovanni Paolo II — un accostamento insolito di due papi del Novecento canonizzati insieme, l'uno ricordato per l'apertura di un concilio e l'altro per averne portato avanti le riforme per decenni. La sua festa, l'11 ottobre, fu fissata deliberatamente all'anniversario dell'apertura del concilio anziché alla data della morte, una scelta che riflette quanto profondamente quella singola decisione — presa da un uomo da cui molti si aspettavano ben poco — sia arrivata a definire la sua eredità.






