Tutti i Santi
Onorare i santi mai finiti su un calendario
La premessa teologica alla base della solennità di Tutti i Santi poggia su un'affermazione semplice ma significativa dell'insegnamento cattolico: il numero delle persone che hanno vissuto vite sante e ora condividono la gloria del cielo supera di gran lunga quello, relativamente esiguo, che la Chiesa ha mai formalmente riconosciuto attraverso il processo di canonizzazione. La canonizzazione è un processo accurato e fondato su prove concrete, che richiede una virtù documentata e, nella maggior parte dei casi, miracoli attribuiti all'intercessione del candidato, e per sua stessa natura può cogliere solo una frazione di coloro che sono realmente vissuti e morti nella santità, in particolare quanti non hanno lasciato scritti, testimoni disposti o in grado di attestarlo formalmente, o una comunità religiosa in condizione di sostenere la loro causa secoli più tardi.
Albrecht Dürer, Adorazione della Trinità (Pala Landauer), 1511 — pubblico dominio.
La solennità di Tutti i Santi esiste proprio per colmare quel vuoto, offrendo l'onore liturgico collettivo della Chiesa a ogni anima in cielo, indipendentemente dal fatto che il suo nome sia sopravvissuto o meno in una qualche fonte storica. La visione dell'Apocalisse di "una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare", proveniente da ogni nazione e tribù, in piedi davanti al trono di Dio, è stata da sempre intesa dalla tradizione cattolica come un'immagine scritturale adatta proprio a questa incalcolabile comunione dei santi defunti onorata in un'unica festa.
Dagli anniversari dei martiri a un'unica festa unificata
Le radici della celebrazione risalgono all'antica pratica cristiana di commemorare i martiri singolarmente, di norma nell'anniversario della loro morte, intesa come il loro vero "compleanno" nella vita eterna. Questa pratica funzionò bene finché il numero dei martiri documentati rimase relativamente contenuto, ma quando la persecuzione sotto vari imperatori romani si intensificò, in particolare nel III secolo e nei primi decenni del IV, il numero dei cristiani uccisi per la propria fede crebbe ben oltre quanto qualsiasi calendario di commemorazioni individuali potesse contenere. Molti di questi martiri, specialmente quelli uccisi in gruppi numerosi durante i periodi di persecuzione più intensa, non furono mai identificati singolarmente, e i loro nomi andarono perduti anche se la loro morte era stata testimoniata e pianta dalle comunità cristiane sopravvissute.
Già all'inizio del IV secolo, alcune comunità cristiane d'Oriente avevano cominciato a celebrare una festa collettiva in onore di tutti i martiri insieme, generalmente nel periodo intorno o poco dopo la Pentecoste. Questa tradizione orientale di una commemorazione unificata si diffuse gradualmente verso occidente, e Roma adottò una propria versione della pratica nei secoli seguenti, collocandola inizialmente anch'essa vicino alla Pentecoste nel calendario liturgico.
Lo spostamento al 1° novembre
La data oggi più familiare, il 1° novembre, emerse attraverso un evento storico specifico avvenuto a Roma nell'VIII secolo. Papa Gregorio III, che regnò dal 731 al 741, dedicò a tutti i santi una nuova cappella all'interno della Basilica di San Pietro, e la dedicazione stessa ebbe luogo il 1° novembre, stabilendo quella data come occasione per la celebrazione romana della festa da allora in poi. Circa un secolo dopo, Papa Gregorio IV, che regnò dall'827 all'844, estese la celebrazione del 1° novembre da semplice commemorazione romana a festa universale vincolante per tutta la Chiesa d'Occidente, una decisione che consolidò la data ancora osservata oggi.
Alcuni storici hanno anche notato la vicinanza del 1° novembre a precedenti osservanze stagionali precristiane che segnavano il volgere verso l'inverno in parti dell'Europa settentrionale, comprese tradizioni celtiche legate alla fine della stagione del raccolto, sebbene la misura in cui la scelta della data da parte della Chiesa sia stata influenzata da queste osservanze più antiche, piuttosto che semplicemente coincidervi, resti materia di dibattito storico ancora aperto piuttosto che un dato acquisito. Ciò che è chiaro è che la vigilia della festa, la sera precedente il 1° novembre, diede col tempo origine alla parola inglese "Halloween", contrazione di "All Hallows' Eve", dove "hallow" è un termine inglese antico per "santo".
La teologia della comunione dei santi
La solennità di Tutti i Santi è strettamente legata a una dottrina più ampia, centrale nella fede cattolica: la comunione dei santi, l'insegnamento secondo cui tutti i membri della Chiesa — quelli ancora in vita sulla terra, quelli in via di purificazione dopo la morte e quelli che già godono della pienezza del cielo — restano spiritualmente uniti gli uni agli altri in un'unica comunione continua, capaci di pregare e intercedere gli uni per gli altri oltre quel confine. Tutti i Santi dà espressione liturgica concreta a una parte di questa dottrina, onorando collettivamente i membri della Chiesa che hanno già raggiunto il cielo, e implicitamente proponendoli come modelli e intercessori per chi è ancora in vita.
La festa porta con sé anche un sottofondo teologico spiccatamente democratico all'interno della spiritualità cattolica: insiste sul fatto che la santità non è proprietà esclusiva del numero relativamente piccolo di persone che la Chiesa ha formalmente canonizzato, ma una possibilità reale, e nell'insegnamento della Chiesa un'autentica chiamata, per ogni cristiano battezzato, indipendentemente da un riconoscimento storico visibile. L'accento posto dal Concilio Vaticano II, nel XX secolo, sulla "chiamata universale alla santità", rivolta tanto ai laici quanto ai religiosi, fa eco a questa stessa convinzione di fondo: che la grande maggioranza dei santi in cielo abbia quasi certamente vissuto e sia morta in circostanze non diverse da quelle dei fedeli comuni che oggi frequentano ancora le parrocchie.
Come si celebra la festa
Tutti i Santi si celebra con una Messa propria della solennità, e in molti paesi porta con sé il peso di un giorno di precetto, che richiede la partecipazione dei cattolici alla Messa allo stesso modo delle domeniche, sebbene lo status specifico dell'obbligo vari da paese a paese e, in alcuni casi, a seconda che la data cada vicino a un fine settimana. In gran parte dell'Europa e dell'America Latina di lingua neolatina, la festa è strettamente associata alla visita e alla cura delle tombe di famiglia, una pratica che spesso fonde l'osservanza di Tutti i Santi con la commemorazione del giorno seguente, quella di tutti i fedeli defunti, in un unico periodo esteso di ricordo, sia per i defunti canonizzati sia per i propri familiari scomparsi. In molte comunità parrocchiali, la festa è segnata anche dalla menzione dei santi da cui i bambini hanno preso il nome al battesimo, o da letture e omelie basate sulle Beatitudini del Vangelo di Matteo, tradizionalmente proclamate come lettura evangelica del giorno, a delineare il modello di vita che, secondo l'insegnamento cattolico, conduce alla santità che la festa celebra.





