Esaltazione della Santa Croce
Un tempio costruito per seppellire un ricordo
Nei primi anni del IV secolo, il luogo a Gerusalemme in cui la tradizione cristiana collocava la crocifissione e la sepoltura di Cristo era stato trasformato quasi fino a diventare irriconoscibile. Nel II secolo l'imperatore Adriano, ricostruendo Gerusalemme dopo aver soppresso una grande rivolta giudaica e rinominando la città Aelia Capitolina, aveva fatto costruire un tempio dedicato a Venere direttamente sopra il sito tradizionale del Golgota e la tomba vicina, un progetto che alcuni scrittori cristiani antichi interpretarono, a torto o a ragione, come un tentativo deliberato di cancellare la memoria cristiana del luogo coprendolo con una costruzione pagana.
Adam Elsheimer, pannello del Kreuzaltar (Esaltazione della Croce), c. 1603–1605 — pubblico dominio.
Quella situazione mutò radicalmente dopo la conversione di Costantino al cristianesimo e la legalizzazione della fede in tutto l'impero nei primi anni del IV secolo. Costantino ordinò la demolizione del tempio di Adriano perché su quel sito potesse sorgere una chiesa, un'impresa imponente che, secondo la tradizione storica che la circonda, portò alla luce sotto le macerie molto più di quanto chiunque stesse costruendo la nuova chiesa si aspettasse.
Il viaggio di Elena e il ritrovamento
Elena, madre di Costantino, si era convertita al cristianesimo in età avanzata e intraprese un pellegrinaggio in Terra Santa negli anni Venti del IV secolo, quando, secondo le fonti antiche che ne descrivono il viaggio, era ormai una donna di quasi ottant'anni. Diversi storici cristiani antichi, che scrivevano a pochi decenni dagli eventi, tra cui Eusebio di Cesarea e, in seguito, Rufino di Aquileia, descrivono il coinvolgimento di Elena nella costruzione di chiese nei luoghi legati ai principali eventi della vita di Cristo, sebbene il racconto specifico e vivido di lei che supervisiona personalmente il ritrovamento della Vera Croce si sviluppi con maggiore dettaglio narrativo in fonti leggermente successive rispetto al resoconto contemporaneo di Eusebio, uno scarto che ha indotto gli storici a trattare con la dovuta cautela i dettagli precisi del racconto del ritrovamento, pur riconoscendo il coinvolgimento genuino e ben documentato di Elena nei più ampi progetti edilizi presso i luoghi santi di Gerusalemme in quel periodo.
Secondo il racconto più completo tramandato da Rufino e da autori successivi, lo scavo sotto il tempio demolito portò alla luce tre croci di legno separate insieme ai chiodi usati per la crocifissione, presumibilmente resti dell'uso continuato del sito per le esecuzioni romane nel periodo successivo alla morte di Cristo. Poiché nessuna iscrizione indicava con chiarezza quale croce, se mai, appartenesse a Cristo, la tradizione narra che il vescovo Macario di Gerusalemme ideò una prova per determinare la reliquia autentica: le croci furono portate, nella maggior parte delle versioni del racconto, da una donna gravemente malata o, in un'altra versione, a un cadavere portato alla sepoltura, e il contatto con una particolare croce avrebbe prodotto una guarigione miracolosa o una resurrezione, distinguendola in modo decisivo dalle altre due.
Una reliquia divisa e dispersa
Quale che sia l'esatta accuratezza storica del racconto del ritrovamento in ogni suo dettaglio, una reliquia venerata in tutto il mondo cristiano come la Vera Croce compare in modo affidabile nella documentazione storica a partire dalla metà del IV secolo, descritta dai pellegrini in visita a Gerusalemme, tra cui la pellegrina Egeria nel suo dettagliato resoconto di viaggio degli anni Ottanta del IV secolo, che descrive un'elaborata cerimonia annuale di venerazione già ben consolidata a Gerusalemme a quella data, con folle in coda per baciare e venerare la reliquia sotto stretta sorveglianza clericale, a quanto pare a causa di un precedente episodio in cui un pellegrino aveva tentato di staccarne e rubarne un frammento con un morso.
Nei secoli successivi, porzioni della reliquia furono distribuite come doni a chiese e sovrani di tutto il mondo cristiano, una pratica che, unita alla frammentazione della reliquia e alla moltiplicazione di frammenti rivendicati come autentici in numerose chiese europee nel corso del Medioevo, ha reso gli storici moderni comprensibilmente cauti nel valutare l'autenticità materiale di qualunque frammento specifico giunto fino a noi, pur restando la più ampia tradizione devozionale e liturgica legata alla venerazione della reliquia una questione di lunga e continua documentazione storica, indipendente da quella domanda.
Eraclio e il recupero della reliquia
Il carattere specifico della festa come "esaltazione", un innalzamento cerimoniale della croce per la venerazione, deve molto a un secondo grande episodio storico, secoli dopo il tempo di Elena. Nel 614 le forze persiane sasanidi conquistarono Gerusalemme e sequestrarono la reliquia della Vera Croce insieme a gran parte degli altri tesori della città, portandola via come bottino di guerra, un duro colpo per le comunità cristiane in tutto l'Impero bizantino.
L'imperatore bizantino Eraclio sconfisse infine le forze persiane e negoziò la restituzione della reliquia, e nel 630 si narra che abbia riportato personalmente la croce recuperata a Gerusalemme in una solenne processione cerimoniale, restituendola alla chiesa costruita sul luogo del suo ritrovamento originario tre secoli prima. Quell'atto spettacolare di restituzione e venerazione pubblica rafforzò e, secondo molti storici della liturgia, contribuì a diffondere ulteriormente la festa già esistente che commemorava il ritrovamento della croce e la dedicazione originaria della Basilica del Santo Sepolcro nel 335, con entrambi i filoni storici confluiti nell'unica festa dell'Esaltazione della Santa Croce celebrata oggi in tutto il mondo cristiano.
Una festa celebrata tra Oriente e Occidente
La festa, celebrata il 14 settembre, è osservata con particolare solennità nelle Chiese cristiane orientali, dove è tra le feste più importanti dell'anno liturgico, segnata da riti distintivi tra cui l'innalzamento di una croce davanti all'assemblea dei fedeli e, in alcune tradizioni, un periodo di digiuno. Nella Chiesa occidentale la festa occupa un posto relativamente più discreto ma comunque ben consolidato nel calendario, un ricordo che affianca la commemorazione della crocifissione del Venerdì Santo, ricordando come lo strumento della morte di Cristo sia diventato, paradossalmente, secondo la comprensione teologica cristiana, anche lo strumento della redenzione del mondo, degno per questo di solenne venerazione più che di semplice lutto.





