San Paolo della Croce, Sacerdote
Un laico in lunga ricerca prima della vita religiosa
Paolo della Croce nacque con il nome di Paolo Francesco Danei nel 1694 a Ovada, nella Repubblica di Genova, il maggiore di sedici figli di una famiglia di mercanti che, pur non essendo ricca, teneva in grande considerazione istruzione e pietà. La sua prima età adulta non seguì un percorso lineare verso il sacerdozio. Da giovane pensò brevemente di arruolarsi nell'esercito veneziano per combattere contro i turchi ottomani, un progetto che alla fine non si concretizzò, e trascorse anni come laico dedito al lavoro ordinario e alla preghiera privata, sempre più attratto da una vita di penitenza e contemplazione, senza però avere ancora un'idea chiara della forma specifica che avrebbe dovuto assumere.
Incisione devozionale del XVIII secolo di San Paolo della Croce, Wellcome Collection, CC BY 4.0.
Quella chiarezza arrivò gradualmente, attraverso una serie di esperienze interiori che Paolo interpretò come una guida spirituale diretta. Cominciò a indossare un rozzo abito nero disegnato da lui stesso e a condurre un'esistenza austera e solitaria ancora prima di fondare qualsiasi comunità formale, e verso i venticinque anni si convinse di essere chiamato a fondare una nuova congregazione religiosa incentrata su una devozione che, pur presente lungo tutta la storia cristiana, era raramente stata posta come unico fulcro organizzativo di un intero ordine religioso: la meditazione continua e prolungata delle sofferenze di Cristo.
Quaranta giorni che produssero una regola religiosa
Nel 1720 Paolo intraprese un intenso ritiro di quaranta giorni, fatto di solitudine, preghiera e digiuno, in una piccola stanza annessa a una chiesa di Castellazzo, vicino al suo paese natale. Durante quel periodo di isolamento scrisse, in un tempo sorprendentemente breve, la regola iniziale della comunità religiosa che credeva di dover fondare, un testo che intese non come propria invenzione, ma come qualcosa comunicatogli attraverso la preghiera. La regola prescriveva una vita di povertà, penitenza e solitudine costruita interamente attorno al ricordo continuo della Passione di Cristo, insieme a missioni di predicazione attiva volte a portare quello stesso ricordo alla gente comune, in particolare nelle regioni d'Italia più remote o spiritualmente trascurate.
Ottenere l'approvazione formale della Chiesa per la nuova congregazione richiese anni di paziente lavoro. Paolo si recò a Roma per presentare la propria regola alle autorità ecclesiastiche, e sebbene ricevesse l'incoraggiamento di diversi uomini di Chiesa, l'approvazione papale ufficiale non arrivò prima del 1741, più di vent'anni dopo il suo primo ritiro, quando papa Benedetto XIV approvò formalmente la Congregazione dei Chierici Scalzi della Santissima Croce e Passione di Gesù Cristo, generalmente nota semplicemente come i Passionisti.
Un quarto voto incentrato sulla Passione
Ciò che distingueva i Passionisti dalla maggior parte degli ordini religiosi fondati nei secoli precedenti era la precisione della loro devozione centrale. La maggior parte delle comunità religiose si organizza attorno a un'opera apostolica particolare — l'insegnamento, la cura dei malati, la missione estera — oppure attorno a un'ampia tradizione spirituale ereditata da un fondatore precedente. La comunità di Paolo compì il passo insolito di costruire un intero quarto voto, accanto ai tradizionali voti di povertà, castità e obbedienza, attorno a un unico fuoco teologico: promuovere in se stessi e negli altri un ricordo vivo della sofferenza e della morte di Cristo, inteso non come fissazione morbosa, ma come la più profonda fonte possibile di speranza, poiché proprio attraverso quella sofferenza, nella teologia cristiana, era giunta la redenzione.
La vita passionista univa in un equilibrio deliberato la dimensione contemplativa e quella attiva. I membri vivevano parte dell'anno in case di ritiro dedicate al silenzio, alla preghiera e alla penitenza, mentre viaggiavano a coppie per predicare missioni popolari nelle parrocchie della campagna italiana, tenendo sermoni sulla Passione pensati per condurre i laici comuni verso la confessione, la riconciliazione e il rinnovamento della fede. Paolo stesso trascorse decenni della propria vita in questo tipo di predicazione missionaria di base, camminando di paese in paese nell'Italia centrale, spesso tra popolazioni povere e rurali che i grandi e più affermati ordini religiosi raramente raggiungevano.
Gli ultimi anni e l'espansione dell'ordine
Paolo governò la propria congregazione in crescita come primo preposito generale per il resto della vita, sovrintendendo alla fondazione di nuove case di ritiro in tutta Italia anche mentre la sua salute declinava con l'età. Fondò inoltre, accanto alla congregazione dei religiosi, una corrispondente comunità di monache passioniste contemplative, estendendo la stessa spiritualità centrata sulla Passione a una forma di vita religiosa femminile claustrale e strettamente contemplativa.
Morì a Roma nel 1775, avendo avuto la gioia di vedere il suo progetto un tempo fragile crescere fino a diventare un ordine religioso affermato e rispettato, sebbene la sua grande espansione fuori dall'Italia — in Inghilterra, in Irlanda e infine nelle Americhe — sarebbe arrivata solo nei decenni successivi alla sua morte, portata avanti dalle generazioni successive di missionari passionisti. Papa Pio IX lo canonizzò nel 1867, riconoscendo formalmente una vita che aveva trasformato quaranta giorni di preghiera solitaria di un solo uomo in un ordine religioso ancora oggi attivo in sei continenti. La sua festa si celebra il 19 ottobre nel calendario romano generale, mentre le comunità passioniste la osservano tradizionalmente un giorno più tardi, il 20 ottobre.






