Il Duomo di Torino e la Cappella della Sacra Sindone
Una cattedrale rinascimentale con un'aggiunta straordinaria
Il Duomo di Torino, formalmente dedicato a San Giovanni Battista, sorge nel centro storico di Torino, nel nord Italia, costruito tra il 1491 e il 1498 in uno stile rinascimentale sobrio che, di per sé, lo collocherebbe tra le molte cattedrali simili dell'Italia settentrionale dello stesso periodo. Ciò che lo distingue da quasi ogni altra cattedrale al mondo non è la chiesa principale in sé, ma una cappella annessa sul retro, che collega il duomo al vicino Palazzo Reale della Casa Savoia — una cappella costruita per un unico scopo: custodire ciò che i suoi custodi e milioni di pellegrini nel corso dei secoli hanno creduto essere il vero telo funebre di Gesù Cristo.
Fotografia di Ambra75, Duomo di Torino, Torino, 2004 — CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons.
La reliquia in questione, oggi nota come la Sindone di Torino, è un lenzuolo di lino lungo circa quattro metri e mezzo che reca l'immagine tenue e speculare, quasi fotografica, del corpo di un uomo con ferite compatibili con la flagellazione e la crocifissione. La sua autenticità come vero telo funebre di Cristo non è mai stata formalmente definita come dottrina cattolica e resta oggetto di un genuino dibattito scientifico e storico, ma il suo status di oggetto di profonda devozione, a prescindere dalla questione storica di fondo, è saldamente stabilito da secoli.
La Casa Savoia e una reliquia in cerca di una dimora
La storia documentata della Sindone in Europa risale alla metà del Trecento, in Francia, e la reliquia entrò in possesso della Casa Savoia, la dinastia regnante sulla regione che comprendeva gran parte dell'attuale Italia nord-occidentale e parti della Francia, entro la metà del Quattrocento. Per oltre un secolo la famiglia Savoia custodì la reliquia in varie residenze, seguendo gli spostamenti della propria capitale e dei propri possedimenti, finché la dinastia non trasferì la propria sede a Torino nel 1563, portando con sé la Sindone nella città dove è rimasta da allora — un trasferimento dettato principalmente da considerazioni politiche e dinastiche, non da un piano religioso specifico per la reliquia stessa.
Una volta stabilitisi a Torino, i sovrani sabaudi riconobbero la necessità di uno spazio dedicato, degno di custodire un oggetto devozionale così importante, capace di collegare la presenza della reliquia sia all'autorità religiosa del duomo sia al palazzo e al prestigio della famiglia regnante. Quell'ambizione produsse infine una delle commissioni architettoniche più straordinarie del periodo barocco italiano.
La cupola a spirale di Guarini
Nel 1668, la Casa Savoia commissionò a Guarino Guarini, sacerdote teatino, matematico e architetto noto per progetti strutturalmente audaci e geometricamente complessi, la costruzione di una cappella dedicata che collegasse il duomo al Palazzo Reale, specificamente destinata a custodire la Sindone. Il progetto di Guarini, completato nel 1694 dopo la sua stessa morte a lavori in corso, è incentrato su una straordinaria cupola costruita con una serie di archi in pietra intrecciati che si avvitano a spirale verso un piccolo oculo, realizzata quasi interamente in marmo nero riccamente venato, che conferisce all'interno della cappella un'atmosfera marcatamente diversa da quella luminosa e sobria della cattedrale rinascimentale a cui è annessa.
La cappella è ampiamente considerata dagli storici dell'architettura uno dei capolavori dell'architettura barocca italiana, notevole soprattutto per la sofisticazione matematica della struttura della sua cupola, che Guarini ottenne grazie a proprie ricerche teoriche originali su geometria e ingegneria strutturale — una competenza insolita per un architetto della sua epoca, quando la maggior parte lavorava seguendo la tradizione costruttiva empirica piuttosto che l'analisi matematica formale.
Incendio, restauro e rare esposizioni pubbliche
La cappella subì un grave incendio nell'aprile 1997, un evento che danneggiò pesantemente gran parte delle sue strutture e decorazioni in pietra, sebbene la Sindone stessa sopravvisse illesa perché in quel momento era custodita altrove nel complesso del duomo per lavori di conservazione, permettendo ai vigili del fuoco di metterla in salvo senza dover entrare nella cappella in fiamme. Il successivo restauro della struttura danneggiata di Guarini si rivelò un'impresa lunga e tecnicamente impegnativa, e la cappella non riaprì completamente al pubblico fino al 2018, oltre due decenni dopo l'incendio.
La Sindone stessa non è esposta permanentemente al pubblico; resta per la maggior parte del tempo in una teca protettiva a clima controllato, e il duomo la apre alla visione pubblica solo in occasione di rare ostensioni straordinarie, talvolta separate da anni o addirittura decenni, che attirano enormi folle di pellegrini e visitatori da tutto il mondo. Le ostensioni più recenti si sono tenute nel 2010, nel 2015 e ancora nel 2025, ciascuna con milioni di visitatori a Torino nelle settimane in cui la reliquia è stata esposta.
Proprietà, devozione e dibattito scientifico in corso
La proprietà della Sindone passò dalla Casa Savoia alla Chiesa cattolica stessa nel 1983, secondo le volontà dell'ultimo re d'Italia, Umberto II, formalizzando un legame tra la reliquia e il papato che esisteva già devozionalmente da secoli. Le indagini scientifiche sulla Sindone, incluso il controverso test di datazione al radiocarbonio del 1988 che suggerì un'origine medievale, continuano a generare dibattito tra ricercatori, storici e teologi, con la Chiesa stessa che mantiene una posizione ufficiale di neutralità riguardo all'autenticità ultima del telo, pur continuando a onorarlo come profondo oggetto di devozione.
Quale che sia la sua origine ultima, il Duomo di Torino e la straordinaria cappella di Guarini restano, insieme, uno dei siti religiosi più visitati d'Italia — una chiesa rinascimentale il cui profilo architettonico modesto nasconde la presenza, nella cappella costruita appositamente per custodirla, di una delle reliquie più discusse e più venerate della cristianità.





