Santi Simone e Giuda, apostoli
Due apostoli di cui il Nuovo Testamento dice pochissimo
Tra i dodici apostoli nominati nei Vangeli, Simone e Giuda appartengono al gruppo di cui il Nuovo Testamento stesso dice sorprendentemente poco, al di là della comparsa dei loro nomi nei vari elenchi apostolici che si trovano in Matteo, Marco, Luca e Atti. Questa scarsità di dettagli biografici contrasta nettamente con figure come Pietro, Giovanni o Tommaso, le cui personalità e azioni individuali ricevono un'attenzione narrativa ben maggiore nei racconti evangelici. Quel poco che si sa di Simone e Giuda proviene principalmente dai loro titoli identificativi, da un pugno di riferimenti sparsi nel Nuovo Testamento e dalla tradizione successiva della Chiesa, che ha riempito i contorni della loro attività missionaria dopo la Resurrezione.
Stefan Lochner, Martirio dei Santi Simone e Giuda, XV secolo — pubblico dominio.
Entrambi sono tradizionalmente venerati insieme in un'unica festa, il 28 ottobre, e la tradizione della Chiesa sostiene che furono infine martirizzati insieme, il che spiega probabilmente perché la loro memoria sia stata a lungo accostata invece che separata, anche se nulla nella Scrittura lega direttamente i loro ministeri durante la vita terrena di Gesù. (Per uno sguardo più ravvicinato su ciascun apostolo singolarmente, vedi San Simone lo Zelota e San Giuda Taddeo.)
Simone lo Zelota
Simone compare negli elenchi apostolici dei Vangeli distinto da Simon Pietro per il titolo "lo Zelota", nel Vangelo di Luca e negli Atti degli Apostoli, o "il Cananeo", un termine aramaico affine con lo stesso significato di fondo, in Matteo e Marco. Gli studiosi hanno discusso a lungo su cosa indichi esattamente questo titolo. Una lettura sostiene che Simone fosse stato membro degli Zeloti, un movimento politico e religioso ebraico che, almeno al tempo della rivolta giudaica contro Roma verso la fine del I secolo, sosteneva la resistenza armata all'occupazione romana della Giudea; secondo questa lettura, l'inclusione di Simone tra gli apostoli rappresenta un accostamento sorprendente, un uomo un tempo orientato verso la ribellione politica violenta chiamato invece in un movimento incentrato sul perdono e sul regno di Dio proclamato da Gesù. Una lettura più prudente osserva che il movimento zelota vero e proprio, organizzato e associato alla rivolta successiva, potrebbe non essere ancora esistito pienamente durante il ministero pubblico di Gesù, e che il titolo potrebbe semplicemente descrivere l'intenso fervore religioso di Simone, più che l'appartenenza a una specifica fazione politica.
Al di là del nome e del titolo, la Scrittura non offre altri dettagli sulle parole o le azioni individuali di Simone. La tradizione cristiana successiva, tramandata in varie fonti apocrife e storiche di attendibilità incerta, sostiene che svolse un'opera missionaria in regioni tra cui l'Egitto, la Persia e, secondo alcune tradizioni, persino fino alla Britannia, e che fu infine martirizzato, nella maggior parte dei racconti insieme a Giuda, in Persia.
Giuda Taddeo
Giuda compare sotto più nomi nel Nuovo Testamento, chiamato Taddeo in Matteo e Marco, e "Giuda di Giacomo" nel Vangelo di Luca e negli Atti, una variazione onomastica che ha alimentato nei secoli una certa incertezza storica sul fatto che questi riferimenti indichino un unico apostolo o, secondo alcune tradizioni, figure distinte. Il Vangelo di Giovanni registra un momento breve ma notevole che lo riguarda: durante l'Ultima Cena, Giuda chiede a Gesù perché intenda manifestarsi ai discepoli e non al mondo intero, suscitando la risposta di Gesù sul Padre e il Figlio che vengono ad abitare in coloro che lo amano e custodiscono la sua parola — uno dei pochi momenti neotestamentari in cui Giuda parla direttamente.
La breve Lettera di Giuda nel Nuovo Testamento è tradizionalmente attribuita a questo apostolo, inteso come fratello di Giacomo e, per estensione, parente di Gesù secondo la terminologia di parentela usata nei Vangeli. La lettera è un breve ma urgente avvertimento contro i falsi maestri entrati nella comunità cristiana, che esorta i lettori a restare saldi nella fede loro trasmessa all'inizio; contiene anche un riferimento insolito, tratto dalla tradizione apocrifa ebraica, a una contesa tra l'arcangelo Michele e il diavolo per il corpo di Mosè.
Patrono delle cause disperate e senza speranza
L'associazione popolare più duratura di Giuda nella devozione cattolica ha poco a che fare direttamente con il testo del Nuovo Testamento e molto con il suo nome. Poiché "Giuda" è una variante di "Giuda", lo stesso nome portato da Giuda Iscariota, l'apostolo che tradì Gesù, i cristiani per secoli esitarono, secondo quanto tramandato, a invocare l'intercessione di Giuda Taddeo, diffidenti verso quell'associazione anche se i due uomini non avevano nulla in comune al di là del nome. La pietà popolare finì per trasformare quella riluttanza in esattamente la devozione opposta: proprio perché così poche persone lo pregavano, la tradizione sosteneva che Giuda fosse particolarmente pronto e attento ad aiutare chi si rivolgeva a lui, in particolare persone che affrontavano situazioni apparentemente senza speranza, quando ogni altra via d'aiuto sembrava essersi esaurita.
Quell'associazione crebbe fino a diventare una delle devozioni più diffuse della Chiesa cattolica moderna, particolarmente forte in alcune zone dell'America Latina, nelle Filippine e nelle comunità cattoliche urbane degli Stati Uniti, dove santuari, novene e annunci di ringraziamento pubblicati sui giornali locali testimoniano innumerevoli fedeli che attribuiscono all'intercessione di Giuda l'aiuto ricevuto in circostanze che altrimenti avevano dato per perdute. Oggi è invocato come patrono delle cause disperate e apparentemente senza speranza, un titolo che, a differenza della maggior parte dei patronati legati a una vocazione storica o a un miracolo, nacque quasi interamente dalla conseguenza non voluta di condividere il nome con il più famigerato traditore della storia.
Un martirio condiviso e una festa condivisa
La tradizione sostiene che Simone e Giuda svolsero insieme l'opera missionaria in Persia, e che vi furono martirizzati congiuntamente; i racconti divergono sulle circostanze esatte, alcune tradizioni parlano di morte per spada e altre di mezzi diversi, ma il filo conduttore coerente in questi racconti è che i due apostoli morirono insieme, il che è probabilmente la ragione storica più plausibile per cui la loro memoria viene celebrata congiuntamente fin dall'antichità. La loro festa condivisa, il 28 ottobre, resta uno dei pochi casi nel calendario cattolico romano in cui due dei dodici apostoli sono commemorati insieme in un'unica data, un abbinamento nato meno da una qualche collaborazione documentata durante la loro vita che dalla tradizione di un viaggio missionario condiviso e di una morte condivisa, lontano dalla terra dove il loro ministero apostolico era iniziato.






