San Simeone Stilita
Un pastorello attratto dagli estremi
Simeone nacque attorno al 388 nel villaggio di Sisan, vicino al confine tra Siria e Cilicia, figlio di un pastore, e i racconti tradizionali della sua conversione alla vita religiosa parlano di un momento di convinzione improvvisa e travolgente più che di una vocazione graduale — provocato, secondo la tradizione, dall'aver ascoltato la lettura delle Beatitudini e dall'esserne rimasto colpito quasi fisicamente. Qualunque cosa sia realmente accaduta, abbandonò il gregge di famiglia ed entrò da adolescente in un monastero vicino, mostrando fin dai primi tempi di vita monastica un tratto che avrebbe caratterizzato tutto il resto della sua esistenza: la tendenza a spingere ogni pratica ascetica oltre quanto la sua comunità si aspettasse o, spesso, permettesse.
Anonimo, icona di San Simeone Stilita, 1465 — dominio pubblico.
I primi biografi lo descrivono mentre indossa una corda di fibre di palma intrecciate così stretta attorno al corpo da incidergli la pelle, al punto che i confratelli dovettero tagliarla per liberarlo, oltre a pratiche di digiuno così severe che il suo stesso monastero finì per chiedergli di andarsene, temendo che la sua mortificazione stesse diventando motivo di scandalo, o un esempio pericoloso per gli altri, più che un modello di disciplina misurata. Simeone non prese questo come un rimprovero da cui moderarsi: si spostò semplicemente verso luoghi sempre più remoti e impervi, trascorse un periodo in una capanna su un pendio e, secondo la tradizione, si fece seppellire fino al collo per l'intera durata di una Quaresima come atto di penitenza, prendendo apparentemente ogni ostacolo posto dalla sua comunità come conferma di essere sulla strada giusta.
La colonna come soluzione alla fama, non come spettacolo
Ciò che spinse davvero Simeone su una colonna, attorno al 423, non fu il desiderio di esibirsi, ma — secondo il racconto dei suoi stessi contemporanei — una risposta pratica a un problema creato dalla sua stessa ascesi. La fama della sua santità si era diffusa a tal punto che folle intere arrivavano ininterrottamente ovunque scegliesse di ritirarsi, in cerca di guarigioni, benedizioni o semplicemente della possibilità di vederlo, e le richieste sul suo tempo rendevano ormai impossibile la preghiera ininterrotta che cercava. Una colonna, posta in aperta campagna vicino ad Aleppo, gli offriva un modo per restare fisicamente presente e raggiungibile dai visitatori — poteva ancora farsi vedere, predicare, benedire i malati che venivano da lui — pur allontanandosi dal contatto fisico diretto e dalla pressione costante di una folla a livello del suolo.
L'iniziativa, paradossalmente, lo rese molto più famoso, non meno. Visitatori giunsero da tutto l'Impero romano d'Oriente e oltre per vedere lo spettacolo di un uomo che viveva stabilmente sulla cima di una colonna, e le fonti dell'epoca descrivono persino ambasciatori arrivati dalla Persia e da altre regioni ben al di fuori del territorio romano, insieme a comuni pellegrini in cerca di guarigione o di una semplice benedizione gridata dall'alto della piattaforma. Simeone adattò, senza abbandonarlo, il proprio scopo originario: predicava ogni giorno alle folle radunate ai piedi della colonna, mediava le controversie che gli venivano portate da persone che evidentemente si fidavano del suo giudizio più di quello dei tribunali ordinari, e gli storici della Chiesa successivi gli attribuiscono la conversione di un numero significativo di beduini pagani, giunti inizialmente per curiosità più che per fede.
Trentasette anni, e una serie di colonne sempre più alte
Simeone restò sulla sua colonna, in una forma o nell'altra, per circa trentasette anni fino alla morte, nel 459 — una durata straordinaria, resa ancora più impressionante dal fatto che non stava semplicemente fermo. Restava in piedi appoggiato alla stretta balaustra della piattaforma per lunghi periodi di preghiera, compiendo, secondo le fonti, ripetute prostrazioni che i visitatori sottostanti potevano contare vedendo la sua testa scomparire e riapparire oltre la balaustra, arrivando talvolta a centinaia in un solo giorno. Nel corso dei decenni la colonna stessa crebbe in altezza, venendo sostituita più volte, fino a raggiungere, secondo l'ultima versione, circa quindici metri — abbastanza da rendere faticosa una conversazione ordinaria con chi si trovava sotto, il che potrebbe essere stato parte dell'intenzione, preservando una certa distanza anche quando la fama rese impossibile un totale isolamento.
Mangiava poco, affidandosi secondo le fonti al cibo che i pellegrini gli facevano arrivare con una corda o una scala, e sopportava senza alcun riparo, oltre alla minima struttura offerta dalla piattaforma, gli estremi climi stagionali della regione — il caldo brutale dell'estate e i venti gelidi dell'inverno. Storici della Chiesa dell'epoca, tra cui Teodoreto di Cirro, che si ritiene abbia conosciuto Simeone personalmente, scrissero resoconti dettagliati e contemporanei della sua vita sulla colonna — un motivo per cui l'ascesi di Simeone è documentata in modo insolitamente accurato rispetto a molti asceti del deserto più antichi, le cui vite ci sono giunte per lo più attraverso racconti successivi e più leggendari.
Una tradizione fondata quasi per caso
La vita sulla colonna di Simeone non nacque come atto fondativo di una nuova forma di vita monastica, ma è di fatto ciò che diventò. Nel giro di una generazione, altri asceti in tutta la Siria e nel resto del Mediterraneo orientale avevano iniziato ad adottare la stessa pratica, dando origine a una categoria riconosciuta di uomini santi — gli stiliti — che persistette per secoli, con l'esempio più noto in Simeone Stilita il Giovane, asceta del VI secolo che trascorse un tempo ancora più lungo sulla propria colonna vicino ad Antiochia. La pratica non si diffuse mai in modo significativo nel cristianesimo occidentale, restando un fenomeno tipicamente orientale, ma nella memoria monastica siriaca e bizantina la colonna di Simeone divenne il termine di paragone fisso rispetto a cui si misurava il traguardo ascetico di ogni stilita successivo.
La festa di Simeone cade il 5 gennaio nel calendario occidentale e il 1° gennaio in alcuni calendari orientali, e la sua vicenda continua, quasi sedici secoli dopo, a funzionare come illustrazione per eccellenza di quanto lontano potesse spingersi l'ascesi cristiana — non come un'eccentrica nota a margine, ma come la pratica deliberata e costante di un uomo genuinamente convinto che, quanta più distanza avesse messo tra sé e le comodità ordinarie, tanto più si sarebbe avvicinato al Dio che cercava di raggiungere.






