Il Sudario di Oviedo: Il Telo del Volto della Sepoltura di Cristo

Un telo senza volto, e una traccia documentaria più lunga
Dentro la Cámara Santa — la "Camera Santa", una piccola stanza romanica costruita nella Cattedrale di Oviedo apposta per custodire le reliquie più preziose della diocesi — si trova un cofanetto di legno ornato chiamato Arca Santa. Tra i suoi contenuti c'è un pezzo di lino che, a differenza della Sindone di Torino, non mostra nulla che somigli a una figura umana. Nessun volto, nessun contorno, nessun effetto negativo-fotografico. Solo una densa costellazione di macchie rossastre-brune, mappate e rimappate da ricercatori forensi convinti che quelle macchie racchiudano la storia di come esattamente un uomo sia morto.
Sitomon, Arca Santa de Oviedo (2007). Pubblico dominio, via Wikimedia Commons.
Il Vangelo di Giovanni descrive la mattina in cui Pietro e il discepolo amato raggiunsero il sepolcro vuoto di Gesù: "Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario — che era stato sul suo capo — non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte" (Giovanni 20:6-7). Quel telo del capo separato — distinto dalle più grandi fasce funebri — è il dettaglio che la tradizione spagnola associa da tempo al Sudario di Oviedo. La parola latina sudarium significa semplicemente "panno per il sudore", il tipo di telo usato per coprire o asciugare un volto.
Una traccia documentata più antica di quella della Sindone
Una delle cose più sorprendenti del Sudario, discussa a lungo nell'articolo sulla Sindone di Torino, è che la sua traccia documentaria in Spagna risale misurabilmente più indietro rispetto al noto punto di partenza della Sindone nella Francia del XIV secolo. Secondo la tradizione custodita dalla cattedrale e riassunta dal ricercatore sindonologico Mark Guscin, si dice che il telo abbia lasciato Gerusalemme prima della conquista della città da parte del re persiano Cosroe II nel 614 d.C., viaggiando prima ad Alessandria e poi attraverso il Nord Africa prima di raggiungere la Spagna — un viaggio che, per sua natura, è molto più difficile da verificare archivisticamente rispetto agli spostamenti di una reliquia all'interno dell'Europa occidentale medievale.
Ciò che può essere documentato con maggiore sicurezza è la presenza del telo nel tesoro reale visigoto e poi asturiano entro l'VIII secolo, e la sua collocazione dentro il cofanetto reliquiario dell'Arca Santa, dove è rimasto da allora. L'evento chiave datato nella sua storia spagnola è il 14 marzo 1075, quando il cofanetto fu formalmente aperto in presenza del re Alfonso VI di León e Castiglia e del suo famoso comandante militare Rodrigo Díaz de Vivar — meglio conosciuto alla storia come El Cid. Quell'apertura, e il successivo inventario delle reliquie che essa provocò, è il punto d'ancoraggio a cui gli storici tornano quando discutono della custodia documentata del Sudario, anche se — come per la Sindone — i secoli precedenti a quel punto d'ancoraggio si basano sulla tradizione piuttosto che su una traccia documentaria ininterrotta.
Cosa si dice mostrino le macchie di sangue
L'interesse scientifico reale del Sudario risiede quasi interamente nell'analisi forense degli schemi di sangue, dato che non c'è alcuna immagine da studiare. L'esame più dettagliato fu condotto nel 1989 da un'équipe del Centro Español de Sindonología (un'organizzazione dedicata allo studio scientifico delle reliquie associate alla Passione di Cristo), il cui braccio investigativo, l'EDICES, dedicò tre giorni all'esame diretto del telo. I ricercatori identificarono decine di distinti schemi di macchie di sangue e di siero, coerenti, a loro dire, con un uomo che aveva subito ferite da punta al cuoio capelluto (come da una corona di spine), un flusso di sangue e fluido dal naso e dalla bocca coerente con un edema polmonare, e segni che suggerivano che il corpo fosse stato tenuto in posizione eretta per un periodo prima di essere adagiato — dettagli che i ricercatori collegarono agli effetti fisiologici dell'asfissia durante la crocifissione.
Usando tecniche di sovrapposizione e confronto fotografico, i ricercatori spagnoli andarono oltre, sostenendo che specifiche posizioni di macchie di sangue sul Sudario corrispondono, punto per punto, a posizioni di ferite documentate sulla Sindone di Torino — lo stesso schema di ferite al volto e al cuoio capelluto che appare su entrambi i teli. Questa è la base dell'argomento "due reliquie, un solo uomo" avanzato talvolta dai ricercatori che studiano insieme i due oggetti: se le corrispondenze si confermano, il Sudario e la Sindone potrebbero essere testimonianze dello stesso corpo crocifisso, anche se i due teli hanno storie interamente separate e documentate in modo indipendente, e non sono mai stati, per quanto mostra il resoconto storico, riuniti.
Qui vale la pena essere cauti, nello stesso spirito con cui l'articolo sulla Sindone invita alla prudenza riguardo alla controversia della datazione al carbonio del 1988. Una correlazione forense tra due schemi di macchie non è la stessa cosa di un consenso scientifico indipendentemente verificato, e certamente non è la stessa cosa di un giudizio della Chiesa sull'autenticità. Le scoperte dell'EDICES hanno influenzato i circoli di ricerca su Sindone e Sudario e sono frequentemente citate da ricercatori favorevoli all'autenticità di entrambe le reliquie, ma non sono state replicate da un organismo scientifico più ampio e indipendente in modo tale da risolvere la questione storica. Il resoconto onesto è che l'analisi delle macchie di sangue è una linea di ricerca forense genuinamente interessante, che punta verso — ma non dimostra — un collegamento tra i due teli.
Un atto annuale di venerazione
Il Sudario non è esposto permanentemente al pubblico. Viene mostrato ai fedeli in giorni specifici legati al calendario della Chiesa, soprattutto nella Festa dell'Esaltazione della Santa Croce, il 14 settembre — la stessa festa collegata al recupero delle reliquie della Vera Croce trattato nel nostro articolo sui frammenti della Vera Croce — così come il Venerdì Santo, quando la sua associazione con la Passione e la sepoltura di Cristo rende il momento particolarmente significativo. I pellegrini che viaggiano a Oviedo per queste esposizioni continuano, in senso reale, una catena di venerazione che i ricercatori fanno risalire almeno alla corte asturiana dell'Alto Medioevo, molto prima che esistessero sia la fotografia forense sia la datazione al radiocarbonio per discuterne.
Cautela, tradizione e cosa si venera davvero
Come per tante reliquie legate alla Passione di Cristo, il modo responsabile di descrivere il Sudario di Oviedo mantiene distinte due cose: la storia documentata della venerazione, genuinamente lunga e ben attestata dall'VIII secolo in avanti, e la questione sottostante dell'autenticità materiale, che resta oggetto di discussione accademica piuttosto che fatto accertato. La Chiesa Cattolica non ha mai certificato dogmaticamente che il telo custodito nella Cámara Santa della Cattedrale di Oviedo sia, senza alcun dubbio, il tessuto specifico che toccò il volto di Cristo dopo la sua morte. Ciò che la Chiesa afferma, nel suo insegnamento generale sulle reliquie, è che la venerazione diretta a un oggetto legato alla Passione di Cristo è una forma legittima di devozione il cui valore spirituale non dipende dalla certezza forense.
Per i pellegrini che si allineano a Oviedo ogni 14 settembre, quella distinzione raramente sembra una complicazione. Il telo, qualunque sia la sua precisa origine materiale, ha funzionato per ben più di mille anni come un punto di contatto tangibile con il momento più doloroso del racconto evangelico — un frammento di lino macchiato che chiede di essere preso, come minimo, tanto sul serio quanto il dolore che rappresenta.
Trivia
Cos'è il Sudario di Oviedo?
In cosa si differenzia il Sudario dalla Sindone di Torino?
La storia del Sudario può essere ricostruita più indietro nel tempo di quella della Sindone?
Cosa ha scoperto il Centro Español de Sindonología studiando le macchie di sangue?
L'autenticità del Sudario è ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa Cattolica?






